02
Apr 17

La pesciada

Più di venti anni fa ero ancora meno di niente. Su quel campo sperduto su in val Rendena eravamo solo io, te e una palla ovale. E io che provavo sti calci che finivano fuori e tu che mi dicevi “però laùra, perché te ghe l’e la pesciada”.
Poi ti sei ammalato, sei scappato via e allora ho cominciato a cercarti in ognuna di quelle “pesciade”. La palla a volte entrava, a volte usciva.
Tu invece, dalla mia testa, non lo hai mai fatto.
E ancora ti cerco. Quella stronza entra, esce, e io mi guardo intorno disperato e penso: dove sei? Perché cazzo mi hai lasciato qui così, dopo diciassette anni, a guardare se a bordo campo ci sei?
Non ne vengo a capo. Anzi, non ne verrò mai a capo.
Però oggi questa partita per cui mi fa male ogni singolo muscolo, ma in cui ogni singolo calcio è entrato la voglio dedicare ufficialmente, e pubblicamente, a te.
Lo so che un giorno ci rivedremo, prima o dopo, da qualche parte.
Preparati, perché sappi che te lo dirò: “Pà, te vist che pesciada?”.


14
Feb 14

Tre metri sopra il terreno

Era partito male e sulle prime, son sincero, non ci credevo nemmeno io. Un bambino di sette anni, leggermente meno alto della media, non può dall’oggi al domani calciare un Pallone da Rugby sopra i pali.

Pali

I pali della porta, piazzati al centro della linea di meta, sono 2 montanti rotondi di oltre 4 metri di altezza, da considerarsi prolungantisi all’infinito; essi distano tra loro 5,64 metri e sono uniti da una barra orizzontale il cui filo superiore è a 3 metri dal terreno. Fonte Wikipedia.

Aggiungo anche che oggettivamente, non avendo mai avuto a che fare con palloni diversi da quelli ovali, la dimestichezza col piede è quella che è, risultato: poca, pochissima coordinazione. Fatto sta che se vedi qualcuno intorno a te fare il gesto tecnico senza problemi, se alla tele vedi sempre gente che fa solo quello e se, per l’appunto, sei un bambino, lo spirito di emulazione nasce da solo.

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02
Mag 10

Una domenica straordinaria

Sono un rugbista, lo si sa.
Quella cosa con la palla ovale la metto ovunque. Colpa di mio padre, che sotto sotto, mai dicendolo apertamente, ha sempre voluto seguissi le sue orme.
Le strisce biancorosse, il Rho, a Rho. Lui capitano, io capitano, la volontà del padre. E’ destino.

Rugby

Rugby

Poi però quest’anno qualcosa s’è incrinato. Più con le persone che con la palla ovale e le strisce biancorosse. Ed è per questo che ho deciso che questa sarà l’ultima stagione che gioco.
Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio parlare del fatto che questo è lo sport più bello del mondo. Ed oggi ne ho avuto la prova.

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31
Ago 09

Il placcaggio

La figlia entrò in casa salutando tutti tranne suo padre che come ogni giorno a quell’ora stava seduto sul divano a leggere il giornale. Gli si pose davanti, con le braccia sui fianchi. Al padre quella visione ricordò quando la donna era ancora una bambina ed imitava sua madre in quella posa per dare importanza ad un concetto esposto.
“Glielo hai fatto vedere ancora!” disse lei.
Il padre fece una smorfia di disapprovazione.
“Ho fatto vedere cosa a chi?”

Placcaggio

Placcaggio

La figlia a quelle parole inarco il sopracciglio e continuò sprezzante “Non fare il finto tonto, sai benissimo che mi riferisco a mio figlio e sai benissimo cosa gli hai fatto vedere!”
L’uomo distese lo sguardo e cercando , con difficoltà, di farsi più serio che poteva riprese “Mi dispiace ma non ti seguo, cosa avrei fatto vedere a mio nipote?”
“Accidenti papà, quando fai così!” ed allargate le braccia le fece cadere sui fianchi provocando un battito che fece balzare l’uomo ed urlò “Lo sai benissimo, il Rugby!”

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31
Mar 09

La cicatrice

C’era una volta un giocatore di Rugby, era uno forte e piuttosto spericolato. Giocava in una squadra importante e riusciva a contribuire con costanza alle sue vittorie.
Aveva tutto: la gioventù, la prestanza fisica e tanta voglia di fare.

Cicatrice

Cicatrice

Un giorno però, quasi per caso, trovò uno specchio magico che consentiva di vedere il futuro.
Non il futuro in generale, ma solo quello relativo a se stessi. Nel dettaglio, il proprio volto.

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23
Mar 09

L’Irlanda, il rugby e lo sport in Italia

L’Irlanda ha vinto il sei nazioni di rugby. Non l’ha fatto in una maniera comune, ha fatto il “Grande Slam” che significa vincere tutte le partite del torneo, tale evento per gli Irlandesi non si verificava dal ’48, sessantuno anni fa. Pare un evento di cui bisognerebbe parlare almeno nei TG sportivi, invece nulla.
Dal 2000, anno della nascita del sei nazioni, il Grande Slam è riuscito a quattro delle sei nazioni partecipanti: Francia, Inghilterra, Galles e Irlanda. La Scozia nel sei nazioni non ha mai fatto grandi slam, ma quando il torneo si chiamava cinque nazioni, sì.

Irlanda

Irlanda

E l’Italia? Ah già, l’Italia.

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