Scritto da pdac il lug 25
Quanti matrimoni si vedono in una vita? Tantissimi. Ne ho vissuto uno due settimane fa. Basta crescere con un gruppo di amici ed alla fine si sposano tutti. Prima o dopo tutti ci passano. Ed in barba all’indipendenza, alla laicità e via dicendo, la maggioranza si sposa ancora in chiesa.

Orgoglio
Ad un certo punto, durante il rito, arriva la parte che viene definita “la promessa”. Io nome prendo (o “accolgo”, che però a me non entusiasma come verbo ed in fondo spiego il perché) te nome come mia/o sposa/o e prometto di esserti fedele sempre nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti ed onorarti tutti i giorni della mia vita.
Viene detta “fedeltà eterna”, ma si sa, l’essere umano non ha buona memoria. Perché poi si mette in mezzo la vita e cominciano i problemi e, pian piano, si inizia a dimenticare.
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Scritto da pdac il apr 4
Oggi è un giorno speciale. Quarantatré anni fa veniva ucciso sul balcone di un hotel in Memphis Martin Luther King Jr., il reverendo protestante padre del movimento pacifista e non violento il cui obiettivo era di raggiungere la parità dei diritti della popolazione nera negli stati uniti d’America.

MLK
Quanto ho vissuto di MLK è solamente un ricordo tramandato, pellicole in bianco e nero, di non perfetta qualità, in cui un uomo davanti ad un fiume di persone fa la storia, urlando a tutti che ha un sogno fatto di uguaglianza, di persone che possano sedersi allo stesso tavolo e costruire un futuro migliore.
Qualcuno ha tentato di spezzare questo sogno con una pallottola, ma, come spesso accade con le persone guidate da Dio, parafrasando Tiziano Terzani, quella fine è stato un immenso inizio.
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Scritto da pdac il mar 31
Insieme a mia moglie sto vivendo da un paio di anni parte del percorso che alcune coppie di fidanzati stanno facendo prima di sposarsi. Sono pochi incontri, in cui si cerca di presentare la vita per quello che è: una partita da giocare o se vogliamo… Un piatto da cucinare.

Ricetta
Parlo di cucina perché in uno di questi incontri salta fuori la “Ricetta per un matrimonio felice”, che ha scritto una carissima persona che stimo all’inverosimile e considero esempio in molte delle cose che faccio. Uno di quei punti di riferimento di cui dici “ecco, potessi scegliere, vorrei avere quell’espressione lì tra parecchi anni”.
Fatto sta che la persona in questione ha scritto questa ricetta ed io, insieme alla mia signora ed alle altre coppie “guida”, ho sottoscritto parola per parola.
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Scritto da pdac il feb 15
C’è addirittura una trasmissione, per quello che so, che si intitola proprio “Il senso della vita”. Che poi in fondo è quel che cercano tutti.
Il senso, dagli un senso.
Poi qualcuno si perde per strada e ricava le conclusioni che meglio crede: c’è quello che si droga, quello che spende tutto in gratta e vinci, quello che investe benevolmente tempo e fatiche, quello che vive per lavorare, quello che non può fare altro che lavorare per vivere e via dicendo.

Il senso della morte
Tutti in cerchio. Tutti a cercare il senso della vita. In conclusione, pare un casino trovarlo. E se non fosse quello il punto? Se in fondo non si trattasse di dare un senso alla vita, ma al suo esatto opposto? Perché non cercare di cambiare prospettiva? E’ scientifico come approccio. Non arrivi al punto direttamente, ma partendo da un punto di vista diametralmente opposto.
Qual’è dunque il senso della morte?
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Scritto da pdac il ago 31
Certe estati pare non voler smettere più di piovere. Ci sono periodi così: sembra quasi che uno debba pagare il conto di un luglio troppo caldo, in cui ha lavorato, subendo un agosto piovoso. Come sempre però, va fatta di necessità virtù. Così ringrazi il Signore di avere un ferragosto in cui ha piovuto solo verso sera ed il sole, sebbene rimasto quasi nascosto dalle nuvole, non ha abbandonato del tutto il tuo cielo.

Madonna
E’ della sera del quindici di agosto che voglio parlare, festa della madonna assunta in cielo.
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Scritto da pdac il mar 26
Le cose arrivano quando meno te l’aspetti. Ci sono momenti in cui ti sembra di fare cose “normali”, quelle che chiamiamo routine e nel bel mezzo del naturale corso di queste cose arriva la rivelazione.
Con l’altra parte di me (che poi sarebbe mia moglie), abbiamo seguito un corso per prepararsi al matrimonio. In teoria dovremmo già essere preparati perché siamo sposati da più di sette anni, ma eravamo lì in veste di aiutanti sul campo.

Per tutta la vita
(foto di Roberto Gazzetti)
Per dimostrare che ce la si può fare ad arrivare a sette anche se tutti sembrano fermarsi a uno.
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Scritto da pdac il apr 8
Sabato sera ho cantato e recitato. Si trattava di un musical sulla vita di San Francesco dal titolo “Forza venite gente”.
Ho fatto la parte del diavolo tentatore. Mi ci ritrovo, non fosse altro perché è la figura più trasgressiva e sopra le righe dello spettacolo.

Fioretti
Giusto per la cronaca mia moglie faceva la parte della morte… Quando si dice due spiriti affini. Ma sto divagando, non era di questo che volevo scrivere. Volevo scrivere di genitori. Ancora una volta.
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Scritto da pdac il mar 20
Domenica sono uscito da messa. Uno dice, cosa c’è di strano? No, niente, era per precisare che la domenica vado in chiesa con costanza da circa trentanni.
A messa c’è sempre tanta gente, non diresti mai che questa è un’epoca in cui le persone si stanno allontanando dalla religione. Soprattutto bambini, che stanno percorrendo il cammino dei sacramenti: chi la confessione, chi la comunione, chi la cresima e chi infine la professione di fede. Sono tanti, tantissimi. Se ciascuno di questi fosse accompagnato dai propri genitori la chiesa esploderebbe.

L'attesa
Ok, la chiesa non esplode, ma è piena. Di bambini. E i genitori? Ah. Ecco di cosa volevo scrivere.
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Scritto da pdac il gen 20
Anche i sassi conoscono il famosissimo detto che se la montagna non va da Maometto, allora Maometto va alla montagna. E noi sulla montagna ci siamo stati.
Cosa c’era sulla cima della montagna ? Una mezzaluna ? No. Una croce. Cristiana.

Gamba Rossa
Quella della foto si chiama “Gamba rossa” o cima Durmont, è una bassa cima (circa 1800 metri) che si affaccia su tre valli, la più bella fra queste è la val Rendena. Si arriva in macchina al passo Durmont, che è appena sotto, e da lì si inizia a camminare.
La camminata dura poco più di un’ora se si ha un buon passo, se invece non si ha un buon passo o come nel nostro caso si hanno davanti un metro e mezzo di neve, bisogna armarsi di pazienza, sacrificio e, soprattutto, ciaspole (che si possono noleggiare al rifugio) e tentare la scalata.
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