Lo credevo impossibile, ma c’è ancora qualcuno che scrive. Ed intendo a penna.

C’è un retroscena che non è stato (ancora) svelato di Ardo: è stato scritto a penna. O meglio, a chi ha partecipato alle presentazioni la cosa è stata svelata, ma di fatto ora faccio outing ufficiale.
Il fatto che di mestiere io faccia l’informatico dovrebbe portare a pensare che inevitabilmente tutto quello che scrivo sia per forza di cose digitale.
Niente di più sbagliato.
Mi piace scrivere a penna, sentire male al polso quando scrivi per un’ora di fila, mettere le righe in fila, ordinatamente, su un foglio bianco.

Allora non sono solo!

Allora non sono solo!

Poco tempo fa ho ricevuto la lettera di cui sopra. In epoca di email, comunicazione digitale ed affetti virtuali mi ha fatto un certo effetto. Primo perché un complimento scritto a penna, verba volant, vale più di mille email che puoi cancellare (anche per sbaglio) e poi perché, oh, non sono solo!

Quando dico che generalmente parto da un foglio bianco (quindi nessuna riga, nessun quadretto) e metto in fila le righe mi dicono che sono ossessivo compulsivo.
E’ una bella sensazione.
Anche perché a conti fatti posso assicurare che i capitoli di cui vado più fiero in senso artistico sono quelli più ordinati esteticamente. Tutto è opinabile, sia inteso.
Ma per uno scrittore (o presunto tale, tengo a precisare), mi dicono, non è più comodo copiare, incollare, cancellare senza limiti e via dicendo?
E’ sicuramente più comodo.
Però la realtà che questo aspetto della scrittura digitale toglie anche ogni limite. Potenzialità illimitate. Hai presente?
Quanto dura un capitolo? Quanto vuoi.
Quanto dura un libro? Quanto vuoi.
Bello.
La mia dimensione, però, rimane all’interno dell’A4. Perché sono confini definiti, perché una pila di fogli ti da un senso reale di quanto hai prodotto. Quando il prodotto è digitale c’è il carattere, la spaziatura e tutti gli aspetti tecnici che ti permettono di estendere e diminuire quanto hai fatto. Rido se penso a quando si doveva fare il tema di due pagine a scuola e si saltava una riga sì ed una no per occupare più spazio.
Vero è che c’è anche un aspetto molto pratico: ricopiare dalla carta al digitale quanto hai scritto ti fa fare la prima revisione “gratis”. Quanto copiato non è mai uguale allo scritto fino in fondo, ci sono frasi, dialoghi o semplici parole che vengono scritte d’impeto ed appena copiate vanno corrette.
Ma non è quello il primo obiettivo.
Tempo fa parlavo con un amico il quale mi vedeva scrivere in corsivo su un foglio e mi diceva “saranno anni che non scrivo corsivo!”.
E’ vero, per certi versi mi sento un dinosauro.
Ma c’è un dato di fatto.

Per scrivere su un foglio non ci vuole corrente. E’ tutto lì, basta una penna, ti accovacci sul foglio ed inizi a scrivere. Ed hai anche una misura, perché forse ti accorgi di aver “parlato” abbastanza, se ti fa male la mano.