11
Apr 17

L’anno del Miracolo – 11 aprile

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Continuando a tirare le somme del viaggio ho deciso di scrivere il tuo vocabolario attuale. Italiano-Tempesta, Tempesta-Italiano:
Cane → Ba-ba
Gatto → Ba-ba (ma se si tratta della nostra gatta allora diventa proprio Isis, con numero di “s” arbitrario)
Sono contento → Yes, yes, yes
Devo stare zitto → shhhhhhhh
Cavallo → Ba-ba
Chi è? → Tiè (senza punto interrogativo)
Dalla lista mancano tre parole che sono uguali sia in Italiano che nella tua lingua: Mamma (come potrebbe essere altrimenti?), Papà (passibile però di confusione con pappa) e, uh… Cacca.


10
Apr 17

L’anno del Miracolo – 10 aprile

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Oggi parlavo con una mamma tris. Una donna in una condizione molto, molto simile a quella della nostra famiglia. Ebbene, mi ha detto di essersi profondamente pentita di aver fatto il terzo figlio. Sembrava proprio sincera. Quando l’ho raccontato a mamma c’è rimasta male. Anzi, mi ha proprio detto “Cavolo, che brutto sentirlo dire!”.
Perché qualche volta scappano anche a noi frasi simili. Perciò, visto che quelle sono cose che si dicono per dare aria alla bocca, abbiamo fatto un patto: non diremo mai più che siamo pentiti. Nemmeno per scherzo. Perché non è possibile pentirsi della cosa che ti ha salvato la vita.


09
Apr 17

L’anno del Miracolo – 09 aprile

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Man mano che si sparge la voce che prenderemo un nuovo cane aumenta la gente che ci da dei pazzi. Ma non fate già abbastanza fatica? Manca solo il topo e la fattoria è completa. E così via.
Di tutta risposta io e la mamma, come ti ho spiegato, tiriamo diritto. Anzi, ogni frase di quel genere che sentiamo ci spinge a proseguire con più forza. Ci invita quasi a fare noi la domanda a questi critici: ma tu, sai cosa ti stai perdendo?


08
Apr 17

L’anno del Miracolo – 08 aprile

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Ogni tanto dicono che sono fatalista. Io rispondo semplicemente che vivo con il corvo sulla spalla. Perché alla fine la vita ti mette sempre alla prova. Proprio oggi sono caduto dalla moto mentre andavo a lavorare. Ho il ginocchio che sembra una zampogna. E, fidati, poteva andare molto, molto peggio.
Perché la vita è così, ti sembra di avere il controllo su tutto, poi basta un po’ di ghiaia e rischi di non vedere più il musino di tuo figlio.
Fatti un favore, quel corvo nutrilo e, ogni tanto, accarezzalo. Ti farà sentire vivo.


07
Apr 17

L’anno del Miracolo – 07 aprile

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C’è questa canzone che gira in TV all’interno di uno spot. Si intitola “Have a nice day” ed ha un ritornello semplice che fa “ta-tara|ta-ta-tarà” e la cantano tutti in giro, casa nostra compresa. Fatto sta che stasera mentre ti portavo a letto ad un certo punto hai iniziato a picchiare le mani sulla mia testa e dire “Ta-ta-ta”. Mi son fermato, ho ascoltato bene e sì, stavi proprio cantando quella canzone.
Raccontalo in giro: ad un anno, tu cantavi!


06
Apr 17

L’anno del Miracolo – 06 aprile

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Oggi ho capito che tutto quanto è animale per te è “Ba-ba”. Anche se ormai riesci quasi a dire il nome della nostra gatta (e ti lascio immaginare tu che pronunci il vero nome della gatta Isabella, ossia Isis) non importa, perché per te è tutto “Ba-ba”. Il cane che arriverà tra poco con noi? “Ba-ba”. Ma finché si tratta di animali tutto sommato simili, lo si può anche capire.
Oggi però ti sei trovato di fronte ad un bellissimo cavallo, hai sorriso, hai alzato il tuo ditino ed hai detto “Ba-ba!”.
Se lo dici tu…


05
Apr 17

L’anno del Miracolo – 05 aprile

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Ci sono tanti modi di credere, non ne esiste uno soltanto, non ci sarebbero le religioni altrimenti. Ci sono quelli che pregano dalla mattina alla sera e quelli che pregano nelle feste comandate. Ci sono quelli che hanno bisogno di andare dall’altra parte del mondo per trovare Dio, ci sono quelli che lo trovano andando a fare la spesa.
Non so dove sceglierai di cercare, so solo che la ricerca sarà complicata. Oggi è il giorno di Pasqua. A te che in un giorno di Pasqua sei nato, auguro di non smettere mai di cercare, dovesse costarti tutta la vita.
Alla fine non potrai che trovare qualcosa.


04
Apr 17

L’anno del Miracolo – 04 aprile

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La tua insistenza nel cercarmi faccio fatica ad accettarla. Tua sorella e tuo fratello oggi mi cercano, ma quell’ossessione con cui tu vieni verso me, quel modo in cui spalanchi le braccia quando mi vedi, il sorriso che fai quando ti chiamo… Non so. E’ vero che è passato tanto tempo da quando loro avevano meno di un anno come lo hai tu ora e magari mi sono dimenticato, ma se tu mi vedi, ti butti verso di me per venirmi in braccio e per me questa è una cosa inedita. Magari, lo ripeto, tua sorella e tuo fratello facevano lo stesso, ma questo non cambia la sostanza: ogni volta che succede mi tremano le gambe.


03
Apr 17

L’anno del Miracolo – 03 aprile

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Oggi è il compleanno di tuo fratello, Imagine, il bambino della pace. Rispetto all’anno zero che è stata tua sorella lui è stato la rivoluzione silente. Il bambino del va tutto bene, non è un problema, tranquillo ci sono qui io, ce la facciamo Pa’. Lo guardi e ti chiedi se è vero.
Insieme a tua sorella è il dono più grande che hai ricevuto in questa vita. Hanno coltivato l’amore per te dal primo giorno. Ti curano, ti coccolano, ti fanno giocare, sono lì per te. Non dimenticarlo quando saranno grandi e magari avranno un po’ meno tempo. Loro c’erano.


02
Apr 17

La pesciada

Più di venti anni fa ero ancora meno di niente. Su quel campo sperduto su in val Rendena eravamo solo io, te e una palla ovale. E io che provavo sti calci che finivano fuori e tu che mi dicevi “però laùra, perché te ghe l’e la pesciada”.
Poi ti sei ammalato, sei scappato via e allora ho cominciato a cercarti in ognuna di quelle “pesciade”. La palla a volte entrava, a volte usciva.
Tu invece, dalla mia testa, non lo hai mai fatto.
E ancora ti cerco. Quella stronza entra, esce, e io mi guardo intorno disperato e penso: dove sei? Perché cazzo mi hai lasciato qui così, dopo diciassette anni, a guardare se a bordo campo ci sei?
Non ne vengo a capo. Anzi, non ne verrò mai a capo.
Però oggi questa partita per cui mi fa male ogni singolo muscolo, ma in cui ogni singolo calcio è entrato la voglio dedicare ufficialmente, e pubblicamente, a te.
Lo so che un giorno ci rivedremo, prima o dopo, da qualche parte.
Preparati, perché sappi che te lo dirò: “Pà, te vist che pesciada?”.