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	<title>Pensavo Di Aver Capito</title>
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	<description>Pensavi di aver capito ed invece non avevi capito nulla ? Non sei solo !</description>
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		<title>Come installare un WePod</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 14:04:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Seconda puntata sul tema matrimonio felice. Tratta di un dispositivo innovativo, che non può mancare nelle tasche di nessun fidanzato che vuol fare il grande passo. Design accattivante ed ergonomico, prezzo conveniente (perché non costa niente), disponibilità immediata. E&#8217; lui, il WePod. Procedura per una corretta installazione: FASE 1. I motivi: Buttare via l&#8217;I (io) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seconda puntata sul tema matrimonio felice.<br />
Tratta di un dispositivo innovativo, che non può mancare nelle tasche di nessun fidanzato che vuol fare il grande passo.</p>
<div id="attachment_360" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2012/01/wepod.png"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2012/01/wepod-300x149.png" alt="WePod" title="WePod" width="300" height="149" class="size-medium wp-image-360" /></a><p class="wp-caption-text">WePod</p></div>
<p>Design accattivante ed ergonomico, prezzo conveniente (perché non costa niente), disponibilità immediata. E&#8217; lui, il <strong>WePod</strong>.</p>
<p><span id="more-359"></span></p>
<p>Procedura per una corretta installazione:</p>
<p><strong>FASE 1. I motivi:</strong></p>
<ul>
<li>Buttare via l&#8217;I (io) introdurre il we (noi);</li>
<li>Costruire una base, delle fondamenta, qualcosa di solido contro le intemperie;</li>
<li>Tenere presente che: da domani siamo solo noi, poi saremo forse di più, poi saremo di nuovo solo noi, poi forse solo tu. O solo io. Nel frattempo siamo noi.</li>
</ul>
<p><strong>FASE 2. imparare a dare l&#8217;esempio:</strong></p>
<ul>
<li>Tenere presente che: Dire senza fare vuol dir niente;</li>
<li>Per calcolare le batterie vale la seguente formula: comunicazione è quello che arriva, non quello che parte;</li>
<li><em>Nota: senza coerenza è verosimile un rientro in scena dell&#8217;I, ciò va evitato, potrebbe invalidare la garanzia.</em></li>
</ul>
<p><strong>FASE 3. la fortuna non esiste:</strong></p>
<ul>
<li>Nel calcolo della garanzia considerare che ognuno è artefice del suo destino;</li>
<li>Rispetta l&#8217;ambiente: non gettare il dispositivo. Rispetta lei, rispetta lui, rispetta tutti;</li>
</ul>
<p>Disponibilità immediata. Acquistabile ovunque. Spese di spedizione comprese nel prezzo.</p>
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		<title>Love is all around&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 20:25:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Anno nuovo, vita nuova, si dice. E via che si riparte, il lavoro, lo sport e&#8230; Il corso fidanzati. No, non mi sono fidanzato un&#8217;altra volta. I fidanzati sono gli altri, le coppie che si preparano al matrimonio. Quest&#8217;anno 24. Record assoluto. Prima serata, giro di presentazione in cui lui presenta lei e lei, lui. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anno nuovo, vita nuova, si dice. E via che si riparte, il lavoro, lo sport e&#8230; Il corso fidanzati. No, non mi sono fidanzato un&#8217;altra volta. I fidanzati sono gli altri, le coppie che si preparano al matrimonio. Quest&#8217;anno 24. Record assoluto.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://transkeimeg.blogspot.com/2010/08/love-really-is-all-around.html"><img alt="Love is all around" src="http://1.bp.blogspot.com/_UXcd8i0uLPI/TGaEcKH0ouI/AAAAAAAAAiM/sAVqiS9B-DY/s1600/love.jpg" title="Love is all around" width="400" height="239" /></a><p class="wp-caption-text">Love is all around</p></div>
<p>Prima serata, giro di presentazione in cui lui presenta lei e lei, lui. Loro non lo sanno, ma in forma totalmente anonima ho raccolto le frasi migliori, qualcuna fa sorridere, qualcuna riflettere, ma in ogni caso sono tutte sincere. Ed è una cosa bella. Hai visto mai che si finisce per rileggere queste cose a molti anni da oggi, magari quando si è un po&#8217; giù di morale perché non tutto va bene&#8230;</p>
<p><span id="more-351"></span></p>
<p>Va specificato che nel 60% dei casi la parola chiave è stata &#8220;Coronare&#8221;, quindi per ovvi motivi tutte le frasi come &#8220;abbiamo deciso di coronare il nostro sogno&#8221; sono state omesse.<br />
Le altre, beh, sono qui:</p>
<p>Lui: &#8220;<em>Non la cambierei con nessuna</em>&#8221;</p>
<p>Lei: &#8220;<em>Non lo cambierei con nessuno</em>&#8221;</p>
<p>Lei: &#8220;<em>E&#8217; bravo, mi vuole bene, ha molta pazienza</em>&#8221;</p>
<p>Lui: &#8220;<em>Finalmente ho trovato una persona che mi sopporta</em>&#8221;</p>
<p>Lei: &#8220;<em>Ama la cucina, ama il mare, ama me</em>&#8221;</p>
<p>Lui: &#8220;<em>Eh&#8230; Speriamo che&#8230;</em>&#8221;</p>
<p>Lui: &#8220;<em>Finalmente ho trovato una persona pigra quanto me</em>&#8221;</p>
<p>Lei (senza lui, per stasera): &#8220;<em>Di me direbbe che sono testarda e che poi alla fine decido tutto io</em>&#8221;</p>
<p>Lei: &#8220;<em>E poi cosa dire&#8230;</em>&#8221; e poi Lui: &#8220;<em>Niente, basta, hai finito.</em>&#8221;</p>
<p>Lui: &#8220;<em>Lei è la mia agenda umana</em>&#8221;</p>
<p>Lei: &#8220;<em>Sta diventando sempre più bravo a farmi delle sorprese</em>&#8221;</p>
<p>Lei: &#8220;<em>Riesce sempre a trovare il tempo per la famiglia e&#8230; I gatti</em>&#8221;</p>
<p>L&#8217;amore gira intorno.</p>
<p>Sarebbe carino pensare di mettere in un quadro queste frasi, a memoria futura di quanto amore stava in quella stanza. Se tutta l&#8217;energia, la buona volontà, i buoni propositi, fossero sempre questi il mondo sarebbe un posto migliore. Probabilmente non ci sarebbe nemmeno bisogno di cose come gli avvocati o i notai.</p>
<p>L&#8217;amore gira intorno.</p>
<p>Vedremo come va a finire, anche se la statistica non è dalla nostra. Ma, come detto, lo sono i propositi. E se le famiglie di domani si basano su queste fondamenta, beh, l&#8217;amore girerà intorno.</p>
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		<title>La crisi</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 22:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdac</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Dio, non ce la faccio&#8221;, disse la ragazza a suo marito. Lui le sorrise, come faceva sempre, domandandosi nel contempo quanto ancora l&#8217;avrebbe sopportata. &#8220;Non posso credere che ogni mese dobbiamo venire qui, metterci in fila e pagare queste cose. In contanti, per giunta!&#8221;. Lui sorrise di nuovo. Era, se possibile, stufo di sentirle dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Dio, non ce la faccio&#8221;, disse la ragazza a suo marito. Lui le sorrise, come faceva sempre, domandandosi nel contempo quanto ancora l&#8217;avrebbe sopportata.<br />
&#8220;Non posso credere che ogni mese dobbiamo venire qui, metterci in fila e pagare queste cose. In contanti, per giunta!&#8221;.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://media.panorama.it/media/foto/2008/10/06/48ea2c1e401a9_zoom.jpg"><img alt="Crisi" src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/10/06/48ea2c1e401a9_zoom.jpg" title="Crisi" width="400" height="258" /></a><p class="wp-caption-text">Crisi</p></div>
<p>Lui sorrise di nuovo. Era, se possibile, stufo di sentirle dire la verità, ma come l&#8217;amava&#8230;<br />
&#8220;Che c&#8217;è perché ridi?&#8221;<br />
Non rispose.</p>
<p><span id="more-336"></span></p>
<p>&#8220;Io non capisco come facevano. Dico, nel passato.&#8221; proseguì lei &#8220;Che razza di accordi si prendevano nel 2012 con quegli istituti di credito? Com&#8217;era possibile legalizzare dei prestiti simili? Pensa che anche i signori del piano di sotto, mi ha raccontato la moglie, sono conciati alla stessa maniera. Il bisnonno di lui non aveva uno stipendio decente e dovendo comprarsi i dispositivi mobili (non c&#8217;erano ancora gli ologrammi VoIP wireless) a quanto pare faceva dei debiti con queste istituti qui. Solo che alla fine era arrivato a chiedere prestiti per estinguere i debiti. Ad un certo punto è arrivato anche ad introdurre la clausola di reversibilità. E quindi anche suo nonno, poi suo padre ed infine lui hanno continuato a pagarli.<br />
Un po&#8217; com&#8217;è successo a mio nonno, poveretto. Però noi siamo più fortunati e sai perché?&#8221;<br />
Lui alzò le sopracciglia, e girandosi allargò le braccia con fare interrogativo.<br />
&#8220;I loro figli avranno ancora un vitalizio intero da pagare, mentre invece noi con questa vita avremo finito i debiti di mio nonno, ed i nostri figli saranno liberi.&#8221;<br />
Questa volta era lei a sorridere.<br />
&#8220;Ci pensi? Bilio, Amalia e Duncan non dovranno andare nei centri di debito, non dovranno fare file, non dovranno insegnare ai loro figli a risparmiare. E tutto grazie a noi.&#8221;<br />
Lo sguardo del marito si fece serio.<br />
&#8220;Che c&#8217;è?&#8221; chiese lei.<br />
Lui non rispose.<br />
&#8220;Daaaaaai. Lo so che quando fai quella faccia lì stai pensando a qualcosa&#8230;&#8221; lo incalzò.<br />
&#8220;Stavo pensando alla frase del tuo bisnonno, quella relativa agli aumenti della benzina. La cosa che diceva quando gli chiedevano se era preoccupato dell&#8217;aumento dei prezzi&#8230; Com&#8217;è che diceva mentre contraeva i debiti che noi stiamo pagando?&#8221;<br />
&#8220;Beh diceva&#8230; Aumentano la benzina a due euro al litro? A me che cazzo me ne frega, io sempre 20 euro faccio!&#8221;.<br />
Lui sorrise di nuovo, lo sportello era libero.</p>
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		<title>Robot ITA 0.1, il mio racconto</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 19:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdac</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho partecipato al concorso indetto dalle edizioni Scudo (http://www.edizioniscudo.it) in cui veniva chiesto di scrivere un racconto breve sul tema Robot ambientato in Italia. E&#8217; stato divertente stare in 3600 battute, anche se di per sé la vicenda che ho raccontato è abbastanza macabra e grottesca. Ovviamente consiglio l&#8217;acquisto del volume, il prezzo non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho partecipato al concorso indetto dalle edizioni Scudo (<a href="http://www.edizioniscudo.it/">http://www.edizioniscudo.it</a>) in cui veniva chiesto di scrivere un racconto breve sul tema Robot ambientato in Italia.</p>
<div id="attachment_332" class="wp-caption alignnone" style="width: 212px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/12/robot_01.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/12/robot_01-202x300.jpg" alt="Robo ITA 0.1" title="robot_01" width="202" height="300" class="size-medium wp-image-332" /></a><p class="wp-caption-text">Robo ITA 0.1</p></div>
<p>E&#8217; stato divertente stare in 3600 battute, anche se di per sé la vicenda che ho raccontato è abbastanza macabra e grottesca. Ovviamente consiglio l&#8217;acquisto del volume, il prezzo non è particolarmente economico, c&#8217;è un errore di stampa all&#8217;inizio del mio racconto e tutti i racconti sono scritti in linea di massima da autori esordienti ma&#8230; Che diamine&#8230; Diamogli una possibilità!</p>
<p><span id="more-331"></span></p>
<p><strong>E&#8217; di amore che ho bisogno</strong></p>
<p>«Ecco, osservate attentamente.»<br />
Il professore aveva lo sguardo sicuro e sullo schermo nella modernissima aula magna dell’università Bicocca di Milano c’era il volto di una donna bellissima, attraversato da un coltello. Lo stato di choc generale era provocato dal fatto che, oltre a non esserci una goccia di sangue visibile sulla scena, la donna accoltellata stava parlando con tono pacato.<br />
«Perché mi hai fatto questo? È di amore che abbiamo bisogno. Non di questo. Torna da me,» dopo essersi levata il coltello dalla testa, la donna aveva spalancato le braccia.<br />
«Torna da me,» aveva ripetuto e di fronte a lei era comparso un uomo, i cui tremiti si facevano sempre più evidenti, che dapprima si era ritratto, poi aveva allungato la mano e trovato quella di lei. A questo punto l’unico suono proveniente dal video era quello di un pianto sommesso, trasformatosi nei gesti in un commovente abbraccio.<br />
«Chi ha il coraggio di definire questa creatura un essere artificiale?» a rompere il silenzio in sala era stato il professore. «Essa ha compreso i sentimenti dell’uomo e lo ha messo di fronte alle proprie responsabilità. Ha stabilito una nuova frontiera nella psicologia, un nuovo modo di affrontare malattie e problemi mentali. Quest’uomo è stato completamente recuperato, e questo è un fatto. Questo video risale ad un anno fa e la persona è adesso reintegrata nella società e svolge un lavoro socialmente utile. Il recupero di un assassino è possibile e questa ne è la prova! Grazie alla vita donata dalla tecnologia ad una creatura artificiale la nostra università siglerà il proprio nome e quello di Milano nell’olimpo della conoscenza. Grazie a tutti.»<br />
Dalla platea si levò un boato. Il rumore degli applausi si fece assordante.<br />
Il professore, seguito dal suo assistente Baggini, si avviò verso l’uscita con fare sicuro, sorridendo agli sguardi che incrociava. D’improvviso una voce alle loro spalle costrinse entrambi a rallentare.<br />
«Professor Minardi!» ad urlare dal fondo del corridoio era stato Santoro, il secondo assistente. «Mi dispiace interromperla professore, ma dovrebbe vedere questo,» disse l’assistente porgendo un tablet al suo interlocutore. Contrariato Minardi afferrò con fare scocciato il computer.<br />
«È del paziente numero trentasei, androide uno,» spiegò Santoro.<br />
Lo sguardo di Minardi si fece d’un tratto interessato. Toccando lo schermo, fece partire il video.<br />
L’ambiente era lo stesso del video mostrato poco prima nell’aula magna, ma la scena che si presentava era agghiacciante. C’era sangue dappertutto, su ogni mobile, quasi l’ambiente fosse stato tramutato in un macello. L’inquadratura si era abbassata dalla porta al pavimento dove un corpo di uomo, inerte, veniva flagellato di colpi con un coltello da cucina. Sopra l’uomo, come una furia ossessa, stava l’androide uno, che senza mostrare alcun segno di stanchezza incideva con insistenza il coltello nel corpo ormai morto: È di amore che ho bisogno.<br />
La voce dell’androide era calda ed allo stesso tempo sintetica.<br />
«È di amore che ho bisogno&#8230; È di amore che ho bisogno&#8230; È di amore che ho bisogno&#8230;»<br />
Il professore si voltò a guardare l’assistente, spostando poi lo sguardo verso Santoro.<br />
«Sapevamo che aumentando la complessità si correva il rischio di incorrere in reazioni inaspettate. Effettuiamo un rollback del firmware, rimuovendo gli ultimi contributi della dottoressa americana in stage presso il laboratorio. Il progetto non si ferma, il paziente numero trentasei non ha saputo affrontare il senso di colpa e si è suicidato. È tutto chiaro?»<br />
«Ma l’opinione pubblica, i fondi del governo, tutta la pubblicità&#8230; Siamo rovinati!»<br />
La voce dell’assistente Baggini era quasi un sussurro. Il professore fissò i due e scuotendo la testa, sorrise.<br />
«Suvvia signori, siamo in Italia!» e dopo aver premuto il tasto DELETE sul tablet, riprese a camminare verso il proprio ufficio.</p>
<p>© Raoul Scarazzini 2011 </p>
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		<title>Caro me&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 08:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdac</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro me, ti scrivo perché stavolta c&#8217;è bisogno. Qui si invecchia, viene la crisi dei trentanni, ci sono i malanni e via così, perciò mi sembra giusto fare il punto della situazione. Purtroppo non basta più dirti &#8220;A posto così&#8221;, perché le cose si sono fatte un po&#8217; più complicate. Cercherò di non andare per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro me,<br />
ti scrivo perché stavolta c&#8217;è bisogno. Qui si invecchia, viene la crisi dei trentanni, ci sono i malanni e via così, perciò mi sembra giusto fare il punto della situazione.</p>
<div id="attachment_327" class="wp-caption alignnone" style="width: 189px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/09/viaggio.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/09/viaggio-179x300.jpg" alt="Viaggio" title="viaggio" width="179" height="300" class="size-medium wp-image-327" /></a><p class="wp-caption-text">Viaggio</p></div>
<p>Purtroppo non basta più dirti &#8220;A posto così&#8221;, perché le cose si sono fatte un po&#8217; più complicate.<br />
Cercherò di non andare per il sottile: non mi piaci più.</p>
<p><span id="more-326"></span></p>
<p>Ok, magari sono stato troppo irruente, ma un fondo di verità c&#8217;è. Il fatto è che una volta avevi una luce diversa negli occhi. C&#8217;era parecchio entusiasmo, voglia di fare e soprattutto tantissima fiducia in te stesso. Anzi, pure troppa.<br />
Adesso non capisco che succede. Non venirmi a parlare delle responsabilità, dei soldi che non bastano mai, del mondo che non gira mai per il verso giusto. Se fosse così, essendo tu un uomo comune, la situazione dovrebbe essere generalizzata.<br />
Invece non è così.<br />
Qualcuno intorno sereno c&#8217;è ancora. Ho letto una storia settimana scorsa, parlava di una ragazza bergamasca di 14 anni, morta di cancro. Raccontava della sua gioia di vivere, dell&#8217;affetto che provava per i medici, dell&#8217;orgoglio che hanno provato i genitori ad aver generato una vita così splendida con talmente tanto coraggio da far quasi paura.<br />
Qualcuno di felice intorno c&#8217;è ancora. C&#8217;è una persona nel mio palazzo che quando esce di casa ogni volta fischietta un motivetto, non è mai lo stesso, non è mai routine. Lui fischia perché è felice e sembra traspirare serenità. Mi ricordo che all&#8217;inizio mi dava quasi fastidio, adesso invece se non lo sento quasi mi manca qualcosa.<br />
Ok, ok, non attaccare col discorso che per quante persone positive esistono, intorno ce n&#8217;è altrettante negative. Non sono io quello che ha sempre detto di volersi misurare con i migliori, &#8220;perché sennò che gusto c&#8217;è?&#8221;, mica lo dici sempre tu?<br />
Ecco allora se questa condizione di costante insoddisfazione fa parte dell&#8217;essere &#8220;grandi&#8221;, dell&#8217;invecchiare, dell&#8217;essere rassegnati che tanto la vita va così, fammi un piacere, vai affanculo.<br />
Te lo dico con il cuore.<br />
Più che altro perché questo atteggiamento, visto in prospettiva, è decisamente deleterio.<br />
Riconosci i sintomi, guardati le unghie. Se te le stai mangiando, c&#8217;è qualcosa che non va. Se fai fatica ad addormentarti o ti svegli è pure peggio.<br />
Se esistesse la pillola magica per dire &#8220;da qui in poi tutto ok&#8221; ti giuro che te la darei, ma non esiste.<br />
Perciò svegliati.<br />
So che sei stanco perché ti sembra di aver fatto tutto quello che volevi fare e nonostante questo avverti un vuoto, è perché l&#8217;orizzonte si sposta, lo hai sempre voluto, costantemente.<br />
L&#8217;insoddisfazione costante ti affama. E&#8217; uno stomaco vuoto che ti fa pedalare. E questo è un bene. Ma forse è un bene anche capire l&#8217;imperfezione insita in questo atteggiamento, capire che, come quando eri piccolo, la parte migliore di tutte è il viaggio, non l&#8217;arrivo.<br />
Quindi goditelo.<br />
Non fare la pirlata di dimenticarti queste cose, perché oltre al fatto che perderesti me, daresti un esempio bruttissimo a chi si fida di te, moglie, figli o amici che siano.<br />
Io credo che in fondo l&#8217;unica tra tutte queste persone a non avere ben chiaro il tuo valore sei tu.</p>
<p>Sinceramente tuo,</p>
<p>Io.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dove vogliamo andare?</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 23:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdac</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo chiedeva Totò al vigile: &#8220;Per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?&#8221;. Una domanda confusa, ma carica di significato. Perché? Semplice, quest&#8217;anno ho partecipato ad un esperimento sociologico: sono andato in crociera. Roba da ricchi. I risvolti sono stati, per così dire, interessanti. Partiamo da qui: a destra e sinistra, ovunque ti giri, pare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo chiedeva Totò al vigile: &#8220;Per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?&#8221;. Una domanda confusa, ma carica di significato. Perché? Semplice, quest&#8217;anno ho partecipato ad un esperimento sociologico: sono andato in crociera.</p>
<div id="attachment_313" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/09/dovevogliamoandare.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/09/dovevogliamoandare-300x179.jpg" alt="direzioni" title="Direzionei" width="300" height="179" class="size-medium wp-image-313" /></a><p class="wp-caption-text">Direzioni</p></div>
<p>Roba da ricchi. I risvolti sono stati, per così dire, interessanti.</p>
<p><span id="more-312"></span></p>
<p>Partiamo da qui: a destra e sinistra, ovunque ti giri, pare ci sia scritto &#8220;Rispetta l&#8217;ambiente&#8221;, &#8220;Proteggi il tuo pianeta&#8221; e via dicendo. Il tema ecologico&#8230; Tira.<br />
Prendiamo appunto la crociera. Se durante un torneo di pallavolo (sì, su questa nave c&#8217;era un campo intero di pallavolo, ed era la cosa più piccola) la palla finisce in mare (cosa improbabile, ma possibile) la partita ed il torneo vengono sospesi.<br />
Perché? Semplice, al fine di preservare la salute di mari ed oceani ci si concede una &#8220;palla a mare&#8221; al giorno. E&#8217; una cosa bella, una forma di rispetto a cui tutti si adeguano di buon cuore.<br />
L&#8217;ambiente è importante, rispettiamolo.<br />
Il problema è che poi devi mangiare. E sulla crociera a mangiare vai al buffet (o abbuffet, tutto attaccato) e ti rendi conto che se gli oceani vengono preservati, di tutto il resto forse ci si dimentica.<br />
Il cibo. Tanto, tantissimo, in quantità esorbitanti: frutta, verdura, carne, carne e ancora carne.<br />
Beninteso, proprio perché non sono vegetariano, se la cosa mi ha impressionato forse c&#8217;è da pensarci un po&#8217; su.<br />
Salviamo la nostra terra.<br />
Tutti lo vanno ripetendo, eppure facciamo finta di niente, come se quella frase fosse una nenia che ormai ripetiamo perché vien fuori da sola dalla bocca.<br />
Non credo il mondo possa salvarsi da solo, proprio per questo sono profondamente pessimista in merito a questa faccenda.<br />
Riassumo il perché in tre aneddoti.</p>
<p><em>Primo</em></p>
<p>Il tizio torna dal buffet con due piatti, uno stracolmo di ogni cosa (è mattina, ma tra bacon, formaggi ed il resto non si capisce molto) nell&#8217;altro tre ciambelle, una liscia, una al cioccolato, una alla crema.<br />
La moglie lo segue circospetta col suo modesto piattino.<br />
Si siedono. La faccia si capisce subito che non è quella giusta. E&#8217; mattina, sei in crociera, sai che giramento di palle?<br />
Ad ogni modo il tizio prende la ciambella liscia. La annusa con fare schifato. Fa un morso e la rimette nel piatto.<br />
Bravo chi si prende la vita con calma, penso.<br />
Inaspettatamente invece prende la ciambella al cioccolato. La faccia è un po&#8217; più schifata di prima. La annusa, fa il morso e la deposita nel piattino.<br />
Infine tocca a quella alla crema. Lo sguardo è disgustato. Il morso è dato appena, l&#8217;ultima ciambella viene appoggiata sul piattino.<br />
Nel frattempo ho finito di mangiare, mi alzo giusto in tempo per vedere un cameriere portar via un piatto con tre ciambelle morsicate.</p>
<p><em>Secondo</em></p>
<p>C&#8217;è una gara di <em>speed climbing</em>: in pratica chi suona per primo la capanella in cima ad una parete di roccia (sì, c&#8217;è pure quella su questa nave) vince. E&#8217; una cosa goliardica come mille altre che si fanno ogni giorno sulla nave dei desideri.<br />
C&#8217;è un tizio in mezzo agli altri che, da come parla, sembra pratichi lo sport della rampicata.<br />
Parte per primo, è veloce, è decisamente il suo sport.<br />
Scende, parte il secondo e lui lo osserva un po&#8217;. E&#8217; sicuramente più lento, ci sta provando, come si dice. Il primo scalatore lo osserva, si gira verso i suoi amici e dice &#8220;Ho già vinto.&#8221;, poi se ne va.</p>
<p><em>Terzo</em></p>
<p>Dalla nave al treno c&#8217;è tanta strada, così le compagnie di crociera utilizzano i bus navetta. Ti metti lì ed aspetti. Può capitare che si stia sotto il sole. Se sei un po&#8217; sfortunato può capitare che il bus abbia l&#8217;aria condizionata rotta. Bene, noi eravamo esattamente su quel bus, da 5 minuti, aspettando che si riempisse abbastanza per partire. Nessuno fiatava, sebbene facesse caldo, ovviamente.<br />
Sale il gruppo di ragazzi (ma non è mica quello che rampicava l&#8217;altro giorno quello?) fatti tre passi dentro al bus parte l&#8217;urlo &#8220;ARIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA&#8221;, a segnalare una legittima richiesta.</p>
<p>Ecco, non voglio fare il catastrofista, ma con questi presupposti siamo spacciati. Perché al di là dell&#8217;economia che crolla, dei mercati instabili, dei fatturati che per essere raggiunti dipendono dai licenziamenti, del buco nell&#8217;ozono, dei mari troppo freddi o di quelli troppo caldi, forse val la pena pensare che un piatto con su tre ciambelle morsicate che il cameriere porta indietro, beh, è già la fine del mondo.</p>
<p>Vaglielo a spiegare tu a mia moglie adesso che di crociere non ne farò mai più&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Io, prendo te, come mia sposa</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 20:57:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanti matrimoni si vedono in una vita? Tantissimi. Ne ho vissuto uno due settimane fa. Basta crescere con un gruppo di amici ed alla fine si sposano tutti. Prima o dopo tutti ci passano. Ed in barba all&#8217;indipendenza, alla laicità e via dicendo, la maggioranza si sposa ancora in chiesa. Ad un certo punto, durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanti matrimoni si vedono in una vita? Tantissimi. Ne ho vissuto uno due settimane fa. Basta crescere con un gruppo di amici ed alla fine si sposano tutti. Prima o dopo tutti ci passano. Ed in barba all&#8217;indipendenza, alla laicità e via dicendo, la maggioranza si sposa ancora in chiesa.</p>
<div id="attachment_309" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/07/orgoglio.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/07/orgoglio-300x200.jpg" alt="Orgoglio" title="Orgoglio" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-309" /></a><p class="wp-caption-text">Orgoglio</p></div>
<p>Ad un certo punto, durante il rito, arriva la parte che viene definita &#8220;la promessa&#8221;. Io <em>nome</em> prendo (o &#8220;accolgo&#8221;, che però a me non entusiasma come verbo ed in fondo spiego il perché) te <em>nome</em> come mia/o sposa/o e prometto di esserti fedele sempre nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti ed onorarti <strong>tutti i giorni della mia vita</strong>.<br />
Viene detta &#8220;fedeltà eterna&#8221;, ma si sa, l&#8217;essere umano non ha buona memoria. Perché poi si mette in mezzo la vita e cominciano i problemi e, pian piano, si inizia a dimenticare.</p>
<p><span id="more-308"></span></p>
<p>Salomone a Dio non ha chiesto oro o potere, ma saggezza. Scrive la bibbia che Dio gliel&#8217;ha donata, ma dubito Dio abbia fatto realmente qualcosa in quel caso. Qualcuno che chiede in cambio di un desiderio la saggezza, è già profondamente saggio, dubito abbia bisogno di un aiuto in quel senso.<br />
Cito Salomone perché credo che forse la via giusta per vivere un rapporto, un matrimonio, non sia tanto quella di chiedere doni che facciano funzionare le cose. Smettere di dire: fa che mia moglie (o mio marito) mi ami, fa che non mi tradisca, fa che non si ammali mai.<br />
E&#8217; qualcosa di impossibile ed insensato.<br />
Cosa rimane? Forse cambiare prospettiva. Provare a chiedere: dammi la forza di essere sempre un buon (o una buona) amante, dammi la forza di dare a lei (o lui) quello di cui ha bisogno per essere felice, dammi la forza di superare difficoltà e malattie come un uomo vero (o una donna vera).<br />
A quel punto non è più una questione di doni. A quel punto si ritorna a quella che è l&#8217;origine della ricerca: chiamala felicità, chiamalo regno di Dio.<br />
Come si raggiunge?<br />
Io lo scrivo in calce alle mie mail da sempre, per non dimenticarlo mai. E&#8217; un pezzo di vangelo che nella sua semplicità spiega come il segreto della felicità (o regno di Dio) stia nel non risparmiarsi mai, nel dire che se trovi una perla preziosa, allora la cosa giusta è vendere tutto quello che hai e prenderla, non &#8220;accoglierla&#8221;.<br />
Per quello non mi entusiasma la formula dell&#8217;accoglienza. E&#8217; insito nel verbo &#8220;accogliere&#8221; il non trattenere. Ma una cosa così preziosa non la puoi lasciare andare. Mai.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi decide cosa ascolti?</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 20:05:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo lettore mp3 portatile che ho comprato ha l&#8217;età di mio figlio: 5 anni. Acquistato su ebay nel 2004. Ce l&#8217;ho ancora, non ne ho comprati altri. 20 giga di disco e 234 euro di prezzo. Era il lettore più capiente ed economico di allora: X5, prodotto dalla società IAUDIO. E&#8217; bello perché lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo lettore mp3 portatile che ho comprato ha l&#8217;età di mio figlio: 5 anni. Acquistato su ebay nel 2004. Ce l&#8217;ho ancora, non ne ho comprati altri.<br />
20 giga di disco e 234 euro di prezzo. Era il lettore più capiente ed economico di allora: <em>X5</em>, prodotto dalla società <em>IAUDIO</em>.</p>
<div id="attachment_303" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/07/iaudio.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/07/iaudio-300x205.jpg" alt="X5" title="X5" width="300" height="205" class="size-medium wp-image-303" /></a><p class="wp-caption-text">X5</p></div>
<p>E&#8217; bello perché lo attacchi, via usb ti viene montato il disco (20 giga), tu vedi la cartella Music e ci puoi piazzare dentro tutto quello che ti interessa, nell&#8217;ordine che vuoi, col nome che vuoi.<br />
L&#8217;ho usato da subito per trasferire i miei CD su mp3 (nel 2006 si usava), in modo che la mia musica fosse tutta lì, con il bitrate che mi piaceva, la qualità che volevo.<br />
Ci ascolto la radio, ci vedo i filmati e fa anche da registratore portatile, ma in linea di massima lo uso più che altro per ascoltare la musica.<br />
Spetta, spetta, ma cosa c&#8217;entra tutta sta roba con <em>pensavodiavercapito</em>?<br />
C&#8217;entra eccome, perché dal 2004 il mondo si è evoluto, ma sono qui a dire che sono la dimostrazione vivente che si può avere tecnologia, sentirsi felici&#8230; Senza passare da Apple.</p>
<p><span id="more-302"></span></p>
<p>Il famoso spot della Apple, quello che porta in scena 1984 di Orwell, con tutti gli uomini/automi assoggettati al Grande Fratello che vengono &#8220;svegliati&#8221; dalla tipa in calzoncini che sbatte il martello sulla faccia proiettata in video prometteva benissimo.<br />
Ma se lo sono dimenticati tutti.<br />
O meglio, io credo che han fregato qualcuno, perché non hanno mostrato la parte successiva, in cui la tipa si mette al posto del Grande Fratello, accende le luci, rende tutto più bello e rotondeggiante, e fa rimettere tutti in fila, consegnando a ciascuno un I-coso, pod, pad, phone.<br />
Cambia niente, ma sono tutti in fila.<br />
La filosofia è &#8220;So io di cosa hai bisogno, non pensarci tu&#8230;&#8221; e via a fare le file alle 4 di mattina davanti ai negozi per prendere un cazzillo I-qualcosa.<br />
Roba che se alle stesse persone dici &#8220;Sai che uno ha fatto il cammino di Santiago e s&#8217;è fatto Milano-Compostela a piedi?&#8221; la stessa persona (magari intanto che è in fila) dice &#8220;Che pirla!&#8221;.<br />
Perché poi in fondo è tutto lì: cosa fa di te un pirla?<br />
La scusa è pronta: eh ma non si discute sulla funzionalità, &#8220;l&#8217;esperienza multimediale&#8221;. Quale altro dispositivo ti offre quel che ti offre l&#8217;I-coso?<br />
Io però so che:</p>
<ol>
<li>I dati sull&#8217;I-coso sono messi in una forma incomprensibile, un backup non è possibile con strumenti standard, va usato il software apposito, Itunes. E la procedura non è così triviale. Ma un dato, non è un dato?</li>
<li>Ho amici che usano l&#8217;I-coso ed ogni sera lo mettono sotto carica. Orgogliosamente inoltre ribadiscono &#8220;Oh, va che sto coso fa pure il caffé, se abilito tutte le funzioni si scarica in due ore&#8221;.</li>
<li>Costa uno sproposito sopra la media.</li>
</ol>
<p>Attenzione, attenzione, non voglio passare dalla parte dei moralisti dell&#8217;ultima ora vedi Bon Jovi, <a href="http://vitadigitale.corriere.it/2011/03/jobs-bon-jovi-itunes-ipod-musica.html">qui</a>, che accusano Apple della propria perdita di talento.</p>
<p>E&#8217; solo che vorrei capire, perché Apple domina il mercato? Dai non è solo un discorso di funzionalità e o qualità. Chi più, chi meno, tutti i nuovi pad, pod o phone alternativi fan le stesse cose.<br />
Secondo me il problema è che ormai queste cose viaggiano al pari delle cinture, delle scarpe e via dicendo. E&#8217; moda.</p>
<p>Ma lo posso assicurare: si vive anche senza. E se la risposta è &#8220;si vive meglio con&#8221; ripeto che &#8220;si vive ancora meglio senza&#8221;. Perché nessuno può togliermi dalla testa quello spot di cui si parlava poco sopra.<br />
Perché archiviare le cose sul disco in maniera incomprensibile? Quale senso ha se non quello del controllo? Un file è un file, perché non posso leggerlo ovunque, tanto più se il file è mio?</p>
<p>E&#8217; come collezionare figurine, altro che tecnologia. Se poi l&#8217;I-coso è funzionale tanto di guadagnato, sennò è bello da vedere.</p>
<p>Prendi l’App Store. Apple ha l’ultimo ed insindacabile giudizio su cosa possa essere o meno eseguito sui device degli utenti. Se fai diverso, decade la garanzia.</p>
<p>Non vado oltre, faccio la mia dichiarazione: l&#8217;I-coso è una scusa, per far decidere a qualcun altro cosa mi serve.</p>
<p>Ecco l&#8217;ho detto.</p>
<p>Aprite le gabbie.</p>
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		<title>Free at last</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 20:58:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdac</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi è un giorno speciale. Quarantatré anni fa veniva ucciso sul balcone di un hotel in Memphis Martin Luther King Jr., il reverendo protestante padre del movimento pacifista e non violento il cui obiettivo era di raggiungere la parità dei diritti della popolazione nera negli stati uniti d&#8217;America. Quanto ho vissuto di MLK è solamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è un giorno speciale. Quarantatré anni fa veniva ucciso sul balcone di un hotel in Memphis Martin Luther King Jr., il reverendo protestante padre del movimento pacifista e non violento il cui obiettivo era di raggiungere la parità dei diritti della popolazione nera negli stati uniti d&#8217;America.</p>
<div id="attachment_286" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/04/mlk.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/04/mlk-300x225.jpg" alt="MLK" title="MLK" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-286" /></a><p class="wp-caption-text">MLK</p></div>
<p>Quanto ho vissuto di MLK è solamente un ricordo tramandato, pellicole in bianco e nero, di non perfetta qualità, in cui un uomo davanti ad un fiume di persone fa la storia, urlando a tutti che ha un sogno fatto di uguaglianza, di persone che possano sedersi allo stesso tavolo e costruire un futuro migliore.<br />
Qualcuno ha tentato di spezzare questo sogno con una pallottola, ma, come spesso accade con le persone guidate da Dio, parafrasando Tiziano Terzani, quella fine è stato un immenso inizio.</p>
<p><span id="more-285"></span></p>
<p>In casa mia c&#8217;è un quadro. Lo si incontra appena aperta la porta. L&#8217;ho voluto mettere lì per vederlo appena entro, perché mi aiuti ogni giorno a capire cosa conta davvero nella vita.<br />
E&#8217; quello che si vede nella foto. E&#8217; un&#8217;elaborazione molto grezza di una foto di MLK che tiene in braccio suo figlio con di fianco il discorso che ha segnato la mia vita.<br />
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare non è &#8220;I have a dream&#8221;, sebbene ogni singola frase di quel discorso valga una vita di riflessioni.<br />
Il mio discorso preferito è stato intitolato &#8220;<em>Talmente preziosa che daresti in cambio la vita</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>Vi dico, questa mattina, che se non avete mai trovato una cosa che vi sia talmente cara e preziosa per cui dareste in cambio la vita, non siete adatti alla vita<br />
&#8230;</em>&#8221;</p>
<p>E&#8217; stato pronunciato come sermone nel periodo in cui si chiedeva ad MLK di prendere una posizione precisa nei confronti della guerra in Vietnam. Un Uomo come di MLK non poteva far finta di nulla. Oneri ed onori. Così la scelta, inevitabile, su quale atteggiamento assumere nei confronti di quel conflitto fu presa e mantenuta.</p>
<p>&#8220;<em>&#8230;<br />
Siete morti quando avete rifiutato di schierarvi dalla parte di quel che è giusto. Siete morti quando avete rifiutato di schierarvi dalla parte della verità. Siete morti quando avete rifiutato di schierarvi dalla parte della giustizia.<br />
&#8230;</em>&#8221;</p>
<p>Tutto si rifà alla parabola che appongo in fondo alla firma delle mie mail&#8230; Più o meno da quando scrivo mail. E&#8217; la parabola del mercante che va in cerca di perle preziose e trovatane una di grande valore va, vende tutti i suoi averi e la compra.<br />
E&#8217; un ideale di vita nella sua semplicità estremamente complicato.<br />
E&#8217; un ideale di coerenza che si scontra con tutti i compromessi della società di oggi (ma, guarda caso, anche di quella del 1968).<br />
E&#8217; un ideale che potrebbe metterti in enorme difficoltà in qualsiasi momento della tua vita, nel quale la scelta sarà abbassare la testa ed adeguarti oppure tenere alto lo sguardo ed assumerti le tue responsabilità.</p>
<p>Ed il rischio ci sarà sempre. Il rischio di essere fraintesi, derubati, strumentalizzati, accusati ingiustamente e poi, magari, anche uccisi.<br />
Si è cominciato con Gesù Cristo, e ce ne sono stati a vagoni di Uomini e Donne uccisi per non aver rinunciato a se stessi.<br />
Ma c&#8217;è una cosa che ho capito, e ne sono convinto ogni giorno di più: ci si può fidare di qualcuno che ha dato la propria vita per la cosa che riteneva essere più preziosa.</p>
<p>Riposa in pace, e che i tuoi sogni diventino realtà.</p>
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		<title>La ricetta per un matrimonio felice</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 20:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdac</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Insieme a mia moglie sto vivendo da un paio di anni parte del percorso che alcune coppie di fidanzati stanno facendo prima di sposarsi. Sono pochi incontri, in cui si cerca di presentare la vita per quello che è: una partita da giocare o se vogliamo&#8230; Un piatto da cucinare. Parlo di cucina perché in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Insieme a mia moglie sto vivendo da un paio di anni parte del percorso che alcune coppie di fidanzati stanno facendo prima di sposarsi. Sono pochi incontri, in cui si cerca di presentare la vita per quello che è: una partita da giocare o se vogliamo&#8230; Un piatto da cucinare.</p>
<div id="attachment_282" class="wp-caption alignnone" style="width: 235px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/03/ricetta.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/03/ricetta-225x300.jpg" alt="Ricetta" title="Ricetta" width="225" height="300" class="size-medium wp-image-282" /></a><p class="wp-caption-text">Ricetta</p></div>
<p>Parlo di cucina perché in uno di questi incontri salta fuori la &#8220;Ricetta per un matrimonio felice&#8221;, che ha scritto una carissima persona che stimo all&#8217;inverosimile e considero esempio in molte delle cose che faccio. Uno di quei punti di riferimento di cui dici &#8220;ecco, potessi scegliere, vorrei avere quell&#8217;espressione lì tra parecchi anni&#8221;.<br />
Fatto sta che la persona in questione ha scritto questa ricetta ed io, insieme alla mia signora ed alle altre coppie &#8220;guida&#8221;, ho sottoscritto parola per parola.</p>
<p><span id="more-278"></span></p>
<p>&#8220;<em>Il modo di cucinare, oggi è un po’ diverso da quello di un tempo.<br />
Tuttavia ci sono vecchie ricette, “quelle della nonna”, che ancora trovano gradimento. Una di queste è la:</p>
<p>Ricetta per un matrimonio D.o.c. di Luisa<br />
(datata luglio 1967 ed ancora in corso)</p>
<p>Ingredienti:<br />
Scelta irreversibile<br />
Pari dignità<br />
Reciproco rispetto e perdono<br />
Dialogo aperto e sincero<br />
Purezza di sentimenti<br />
Sguardo sempre innamorato<br />
Desiderio del bene comune<br />
Medesimo fine<br />
Accordo nella divisione dei compiti</p>
<p>Amalgamare il tutto e insaporire con abbondante gentilezza e fedeltà. Aggiungere di tanto in tanto pazienza e costanza.<br />
Regolare la fiamma dell’amore coniugale in giusta misura e mescolare frequentemente evitando che si formino grumi di contrasto e di amarezze. Irrorare più volte con buone dosi di responsabile ottimismo e fiducia.</p>
<p>Tocco finale: spolverare con la preghiera ed un pizzico d’orgoglio.<br />
Importantissimo: tenere il fuoco dell’amore sempre acceso.<br />
Dove trovare gli ingredienti: dentro la Bibbia, reparto N.T (nuovo Testamento).<br />
Difficoltà: media.<br />
Tempo di preparazione: tutta la vita.<br />
Consiglio utile: tenere lontane le tentazioni.</p>
<p>Buon appetito, anzi buon matrimonio lieto e duraturo !</em>&#8220;</p>
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