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	<title>Pensavo Di Aver Capito &#187; Sport</title>
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	<description>Pensavi di aver capito ed invece non avevi capito nulla ? Non sei solo !</description>
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		<title>Una domenica straordinaria</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 17:21:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono un rugbista, lo si sa. Quella cosa con la palla ovale la metto ovunque. Colpa di mio padre, che sotto sotto, mai dicendolo apertamente, ha sempre voluto seguissi le sue orme. Le strisce biancorosse, il Rho, a Rho. Lui capitano, io capitano, la volontà del padre. E&#8217; destino. Poi però quest&#8217;anno qualcosa s&#8217;è incrinato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un rugbista, lo si sa.<br />
Quella cosa con la palla ovale la metto ovunque. Colpa di mio padre, che sotto sotto, mai dicendolo apertamente, ha sempre voluto seguissi le sue orme.<br />
Le strisce biancorosse, il Rho, a Rho.  Lui capitano, io capitano, la volontà del padre. E&#8217; destino.</p>
<div id="attachment_204" class="wp-caption alignnone" style="width: 282px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/05/rugby.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/05/rugby-272x300.jpg" alt="Rugby" title="Rugby" width="272" height="300" class="size-medium wp-image-204" /></a><p class="wp-caption-text">Rugby</p></div>
<p>Poi però quest&#8217;anno qualcosa s&#8217;è incrinato. Più con le persone che con la palla ovale e le strisce biancorosse. Ed è per questo che ho deciso che questa sarà l&#8217;ultima stagione che gioco.<br />
Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio parlare del fatto che questo è lo sport più bello del mondo. Ed oggi ne ho avuto la prova.</p>
<p><span id="more-202"></span></p>
<p>Non è per i punti, non è per le mete, è per un episodio semplicissimo, ma ci vuole una premessa in termini di regolamento.<br />
C&#8217;è una cosa nel Rugby che si chiama &#8220;Mark&#8221;. Non so perché ha questo nome e si chiama così, ma funziona in questa maniera che spiego per i profani: un giocatore è nei propri &#8220;22&#8243;, che sono l&#8217;ultima linea di difesa prima della meta, e gli avversari calciano un pallone che lui prende al volo (obbligatoriamente senza farlo rimbalzare). Se a questo punto il giocatore in questione urla &#8220;Mark&#8221;, il gioco si ferma e l&#8217;arbitro assegna un calcio diretto. Questo significa che il giocatore può scegliere se far riprendere il gioco toccando la palla e passandola ad altri compagni, oppure andare in <em>touche</em> con un calcio, il &#8220;fallo laterale&#8221;, la <em>touche</em> però la &#8220;giocheranno&#8221; gli avversari.<br />
Si gioca con una linea di giocatori da una parte e dall&#8217;altra, separati da un metro, il tallonatore lancia la palla in mezzo ed i due schieramenti se la contendono.<br />
Se il giocatore va in <em>touche</em>, il gioco riprenderà con una <em>touche</em> nel punto esatto dove cade il pallone.<br />
A tutto questo c&#8217;è una variante (lo so, il rugby è un gioco complicato, come la vita), se il giocatore avversario prende la palla che esce e NESSUNO l&#8217;ha toccata, può giocare una touche da solo, senza aspettare che si formino gli schieramenti.<br />
E&#8217; per questo che è stata una domenica straordinaria.<br />
Succede che gli avversari chiamano il <em>Mark</em>, succede che cercano di andare in <em>touche</em>, ed il punto dove la palla cade è proprio vicino alla panchina avversaria, dove ai presenti basta semplicemente stare fermi per fare in modo che la palla sbatta contro uno di loro ed io (che gioco ala) non possa &#8220;giocarla veloce&#8221;.<br />
E&#8217; qui che la mia domenica si trasforma: l&#8217;allenatore avversario, dice a tutti &#8220;spostatevi, spostatevi&#8221; per darmi la possibilità di giocarla veloce.<br />
Veloce non la gioco, non ci riesco e non conviene.<br />
Ma tutti loro si spostano per darmi la possibilità di farlo.<br />
Tutta la mia idea di rugby, a cui ho dedicato vent&#8217;anni della mia vita, è chiusa nelle parole di un allenatore, che nemmeno so come si chiama.<br />
Poi le mete, il &#8220;man of the match&#8221;, i calci piazzati e soprattutto la sconfitta (di misura) passano in secondo piano.<br />
Tutto è nelle parole di chi indirettamente mi ha detto che il Rugby è lo sport più bello del mondo.<br />
Il più bello.<br />
Senza storie.<br />
Questa è stata una delle domeniche migliori della mia vita, senza dubbio.</p>
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		<title>Il placcaggio</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 12:13:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdac</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[La figlia entrò in casa salutando tutti tranne suo padre che come ogni giorno a quell&#8217;ora stava seduto sul divano a leggere il giornale. Gli si pose davanti, con le braccia sui fianchi. Al padre quella visione ricordò quando la donna era ancora una bambina ed imitava sua madre in quella posa per dare importanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La figlia entrò in casa salutando tutti tranne suo padre che come ogni giorno a quell&#8217;ora stava seduto sul divano a leggere il giornale. Gli si pose davanti, con le braccia sui fianchi. Al padre quella visione ricordò quando la donna era ancora una bambina ed imitava sua madre in quella posa per dare importanza ad un concetto esposto.<br />
&#8220;Glielo hai fatto vedere ancora!&#8221; disse lei.<br />
Il padre fece una smorfia di disapprovazione.<br />
&#8220;Ho fatto vedere cosa a chi?&#8221;</p>
<div id="attachment_130" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/09/placcaggio.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/09/placcaggio-300x269.jpg" alt="Placcaggio" title="placcaggio" width="300" height="269" class="size-medium wp-image-130" /></a><p class="wp-caption-text">Placcaggio</p></div>
<p>La figlia a quelle parole inarco il sopracciglio e continuò sprezzante &#8220;Non fare il finto tonto, sai benissimo che mi riferisco a mio figlio e sai benissimo cosa gli hai fatto vedere!&#8221;<br />
L&#8217;uomo distese lo sguardo e cercando , con difficoltà, di farsi più serio che poteva riprese &#8220;Mi dispiace ma non ti seguo, cosa avrei fatto vedere a mio nipote?&#8221;<br />
&#8220;Accidenti papà, quando fai così!&#8221; ed allargate le braccia le fece cadere sui fianchi provocando un battito che fece balzare l&#8217;uomo ed urlò &#8220;Lo sai benissimo, il Rugby!&#8221;</p>
<p><span id="more-117"></span></p>
<p>&#8220;Io mica ti capisco sai&#8221;, la incalzò l&#8217;uomo &#8220;in giro c&#8217;è un mucchio di gente che si lamenta di dover tirar su i propri figli da sola e quando un povero nonno alleva amorevolmente suo nipote la madre si lamenta. E&#8217; il mondo all&#8217;incontrario!&#8221;.<br />
La figlia sbottò. &#8220;Papà, è la terza volta nel giro di un mese che quel bambino fa male ad un suo coetaneo perché vuole emulare la gente che gli mostri tu&#8221;.<br />
Questa volta fu il padre a reagire, &#8220;Che diamine, i bambini giocano, qualche volta si fanno male, è così dall&#8217;alba dei tempi. Perché devi farne a tutti i costi una tragedia?&#8221;.<br />
La figlia squadrò suo padre &#8220;Non farla così facile e non appellarti ai luoghi comuni, ero presente l&#8217;ultima volta che è successo. Erano in quattro e stavano giocando con una palla rotonda, ad un certo punto un bambino ha raccolto la palla con le mani, dicendo di aver subito un fallo e tuo nipote l&#8217;ha placcato urlando &#8220;Sono Carter, sono Carter!&#8221;. Che poi chi sarà mai sto Carter?&#8221;<br />
&#8220;E&#8217; il mediano di apertura degli All Blacks&#8230;&#8221; concluse il padre per lei.<br />
&#8220;Non è questo il punto. Papà devi smetterla di fargli vedere le partite e di incitarlo o finirà per far male a qualcuno sul serio e non ce la si caverà con una sbucciata&#8221;.<br />
Il padre poggiò le mani sulle ginocchia &#8220;Tesoro, la soluzione a tutti questi problemi, per come la vedo io, sarebbe di portare tuo figlio al campo da Rugby e fargli provare!&#8221;<br />
La donna sospirò. &#8220;E&#8217; una partita persa&#8221; disse, e dirigendosi verso la porta aggiunse &#8220;Ti rendi conto che ha solo cinque anni? Non ci sono squadre da Rugby per bambini di cinque anni. Non si gioca a Rugby a cinque anni!&#8221;<br />
Mentre stava per chiudere la porta, il padre si rifece sentire &#8220;Tesoro?&#8221; chiamò, la figlia si bloccò sulla porta e con aria spazientita chiese &#8220;Cosa c&#8217;è ora?&#8221;. Il padre si voltò e sorridendo le chiese &#8220;Ma almeno era un buon placcaggio?&#8221;.<br />
&#8220;Secco!&#8221; disse lei, e dopo essersi lasciata sfuggire un sorriso che suo padre notò con sommo compiacimento, sbatté la porta.</p>
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		<title>La cicatrice</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 08:58:34 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta un giocatore di Rugby, era uno forte e piuttosto spericolato. Giocava in una squadra importante e riusciva a contribuire con costanza alle sue vittorie. Aveva tutto: la gioventù, la prestanza fisica e tanta voglia di fare. Un giorno però, quasi per caso, trovò uno specchio magico che consentiva di vedere il futuro. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta un giocatore di Rugby, era uno forte e piuttosto spericolato. Giocava in una squadra importante e riusciva a contribuire con costanza alle sue vittorie.<br />
Aveva tutto: la gioventù, la prestanza fisica e tanta voglia di fare.</p>
<div id="attachment_86" class="wp-caption alignnone" style="width: 210px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/03/cicatrice.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/03/cicatrice-200x300.jpg" alt="Cicatrice" title="cicatrice" width="200" height="300" class="size-medium wp-image-86" /></a><p class="wp-caption-text">Cicatrice</p></div>
<p>Un giorno però, quasi per caso, trovò uno specchio magico che consentiva di vedere il futuro.<br />
Non il futuro in generale, ma solo quello relativo a se stessi. Nel dettaglio, il proprio volto.</p>
<p><span id="more-79"></span></p>
<p>Il volto che vedeva riflesso era il suo, ma da vecchio e con una grossa cicatrice sulla faccia.<br />
Immediatamente pensò che quella cicatrice doveva per forza essere stata provocata da qualche incidente di gioco, qualche tacchetto di troppo, dal rugby, insomma.<br />
La domenica dopo si trovò sul campo a giocare come di consueto la partita, ma qualcosa non andava: aveva paura. Da un momento all&#8217;altro pensò, potrebbe arrivare la botta decisiva e potrei ritrovarmi con un taglio sulla faccia. E fu così che limitò il suo impegno. E così fece nel match successivo ed in quello dopo ancora finché, ormai stufo di quest&#8217;angoscia costante prese la decisione: non giocherò più, non posso sopportare questa spada di Damocle sulla testa.<br />
E smise di giocare.<br />
Gli anni passarono, ed il ragazzo divenne uomo, poi vecchio. Ogni volta che si guardava allo specchio il pensiero correva al suo volto sfigurato, ed egli notava con piacere che tutto era a posto, della cicatrice non vi era traccia.<br />
Ho fatto la cosa giusta, continuava a ripetersi, rinunciare a fare la cosa che mi piaceva di più in cambio di una faccia sana è stata la cosa più intelligente che potessi fare.<br />
E pian piano, con gli anni, il volto nello specchio svanì nella memoria.<br />
Un giorno poi accadde. Intorno faceva caldo e la gola era secca, cosa poteva esserci di meglio che un bicchiere di acqua fresca? Le deboli braccia dell&#8217;anziano aprirono la credenza, ma il bicchiere scivolò. Succede, quando si è vecchi. Infrangendosi sul marmo della cucina il bicchiere parve esplodere, i vetri schizzarono ovunque e finirono sulla sua faccia ferendolo in maniera serissima.<br />
Subito corse in bagno per constatare l&#8217;entità del danno e quando alzò lo sguardo verso lo specchio sentì  le gambe tremare, e non dipendeva da sangue che sgorgava dalla sua guancia, ma dal fatto che il viso riflesso era identico a quello visto nello specchio quel giorno di tanti, tantissimi anni prima.<br />
Ho rinunciato a tutto per niente pensò, gli anni migliori che avevo li ho spesi sul divano a godere di una finta sicurezza pensando di essere al sicuro ed invece eccomi qui, infelice, ferito e senza la minima possibilità di tornare indietro. Che stupido sono stato, e com&#8217;è crudele la vita.</p>
<p>Il futuro, è adesso.</p>
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		<title>L&#8217;Irlanda, il rugby e lo sport in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 09:44:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdac</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Irlanda ha vinto il sei nazioni di rugby. Non l&#8217;ha fatto in una maniera comune, ha fatto il &#8220;Grande Slam&#8221; che significa vincere tutte le partite del torneo, tale evento per gli Irlandesi non si verificava dal &#8217;48, sessantuno anni fa. Pare un evento di cui bisognerebbe parlare almeno nei TG sportivi, invece nulla. Dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Irlanda ha vinto il sei nazioni di rugby. Non l&#8217;ha fatto in una maniera comune, ha fatto il &#8220;Grande Slam&#8221; che significa vincere tutte le partite del torneo, tale evento per gli Irlandesi non si verificava dal &#8217;48, sessantuno anni fa. Pare un evento di cui bisognerebbe parlare almeno nei TG sportivi, invece nulla.<br />
Dal 2000, anno della nascita del sei nazioni, il Grande Slam è riuscito a quattro delle sei nazioni partecipanti: Francia, Inghilterra, Galles e Irlanda. La Scozia nel sei nazioni non ha mai fatto grandi slam, ma quando il torneo si chiamava cinque nazioni, sì.</p>
<div id="attachment_77" class="wp-caption alignnone" style="width: 235px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/03/irlanda.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/03/irlanda-225x300.jpg" alt="Irlanda" title="irlanda" width="225" height="300" class="size-medium wp-image-77" /></a><p class="wp-caption-text">Irlanda</p></div>
<p>E l&#8217;Italia? Ah già, l&#8217;Italia.</p>
<p><span id="more-76"></span></p>
<p>L&#8217;Italia arranca, alterna buone partite (rare ultimamente) a sconfitte di misura o disastrose, ma ci sta. La Francia che oggi spaventa tutti ci ha messo 49 anni prima di vincere un (allora) cinque nazioni. Quindi si può tranquillamente dire che il rugby in Italia ha bisogno di crescere e lo sta facendo, non sempre nella maniera ottimale, ma lo sta facendo.<br />
La riflessione scatta però su ciascuna delle &#8220;altre&#8221; cinque nazioni, dove ogni partita, non ultima la sensazionale &#8220;finale&#8221; al Millennium Stadium di Cardiff tra Galles e Irlanda, è uno spettacolo sublime. Migliaia di persone allo stadio, migliaia a seguire l&#8217;evento in TV, uno show che richiama tutti gli appassionati di rugby sull&#8217;attenti.<br />
Ora, il Flaminio (lo stadio romano dove gioca l&#8217;Italia) è bello, niente da dire, ma a confronto degli altri impallidisce un poco. E sono i perché di questo fatto a far riflettere, vista l&#8217;enorme disponibilità di stadi in Italia.<br />
Il rugby in Italia c&#8217;è, è presente, ma non decolla. E come il rugby tanti, tantissimi altri sport non lo fanno. Ai telegiornali sportivi c&#8217;è una finestra, molto piccola riservata a ciò che non è il calcio, generalmente gli ultimi due o tre minuti. E non ci sono sei nazioni, mondiali o altro evento che tenga. Al centro di tutto c&#8217;è il calcio.<br />
Non che la cosa sia sbagliata di per se, il calcio è probabilmente lo sport più praticato al mondo, ma la sensazione generale è che un ragazzo indeciso su che sport praticare in Italia non abbia molta scelta.<br />
E questo è un male.<br />
Ognuna delle altre nazioni citate all&#8217;inizio ha sì una cultura rugbystica importante, ma in questi paesi gli altri sport vivono, si parla di calcio certo, ma anche di rugby, di cricket, di hurling, di basket, di pallavolo&#8230; Insomma di sport. E questo significa che la scelta c&#8217;è. Vista la propria attitudine si ha certamente la possibilità di praticare lo sport che si sente più affine.</p>
<p>E tutto questo c&#8217;entra poco con il fatto che chi scrive gioca da vent&#8217;anni a rugby, che si consola a vedere nei concentramenti del mini rugby centinaia di bambini che inseguono la palla ubriaca. Ma qualcosa deve cambiare in questo senso, per tutto lo sport.<br />
Non è questione di rugby, è questione di scelta.</p>
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