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	<title>Pensavo Di Aver Capito &#187; Religione</title>
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	<description>Pensavi di aver capito ed invece non avevi capito nulla ? Non sei solo !</description>
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		<title>Io, prendo te, come mia sposa</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 20:57:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quanti matrimoni si vedono in una vita? Tantissimi. Ne ho vissuto uno due settimane fa. Basta crescere con un gruppo di amici ed alla fine si sposano tutti. Prima o dopo tutti ci passano. Ed in barba all&#8217;indipendenza, alla laicità e via dicendo, la maggioranza si sposa ancora in chiesa. Ad un certo punto, durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanti matrimoni si vedono in una vita? Tantissimi. Ne ho vissuto uno due settimane fa. Basta crescere con un gruppo di amici ed alla fine si sposano tutti. Prima o dopo tutti ci passano. Ed in barba all&#8217;indipendenza, alla laicità e via dicendo, la maggioranza si sposa ancora in chiesa.</p>
<div id="attachment_309" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/07/orgoglio.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/07/orgoglio-300x200.jpg" alt="Orgoglio" title="Orgoglio" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-309" /></a><p class="wp-caption-text">Orgoglio</p></div>
<p>Ad un certo punto, durante il rito, arriva la parte che viene definita &#8220;la promessa&#8221;. Io <em>nome</em> prendo (o &#8220;accolgo&#8221;, che però a me non entusiasma come verbo ed in fondo spiego il perché) te <em>nome</em> come mia/o sposa/o e prometto di esserti fedele sempre nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti ed onorarti <strong>tutti i giorni della mia vita</strong>.<br />
Viene detta &#8220;fedeltà eterna&#8221;, ma si sa, l&#8217;essere umano non ha buona memoria. Perché poi si mette in mezzo la vita e cominciano i problemi e, pian piano, si inizia a dimenticare.</p>
<p><span id="more-308"></span></p>
<p>Salomone a Dio non ha chiesto oro o potere, ma saggezza. Scrive la bibbia che Dio gliel&#8217;ha donata, ma dubito Dio abbia fatto realmente qualcosa in quel caso. Qualcuno che chiede in cambio di un desiderio la saggezza, è già profondamente saggio, dubito abbia bisogno di un aiuto in quel senso.<br />
Cito Salomone perché credo che forse la via giusta per vivere un rapporto, un matrimonio, non sia tanto quella di chiedere doni che facciano funzionare le cose. Smettere di dire: fa che mia moglie (o mio marito) mi ami, fa che non mi tradisca, fa che non si ammali mai.<br />
E&#8217; qualcosa di impossibile ed insensato.<br />
Cosa rimane? Forse cambiare prospettiva. Provare a chiedere: dammi la forza di essere sempre un buon (o una buona) amante, dammi la forza di dare a lei (o lui) quello di cui ha bisogno per essere felice, dammi la forza di superare difficoltà e malattie come un uomo vero (o una donna vera).<br />
A quel punto non è più una questione di doni. A quel punto si ritorna a quella che è l&#8217;origine della ricerca: chiamala felicità, chiamalo regno di Dio.<br />
Come si raggiunge?<br />
Io lo scrivo in calce alle mie mail da sempre, per non dimenticarlo mai. E&#8217; un pezzo di vangelo che nella sua semplicità spiega come il segreto della felicità (o regno di Dio) stia nel non risparmiarsi mai, nel dire che se trovi una perla preziosa, allora la cosa giusta è vendere tutto quello che hai e prenderla, non &#8220;accoglierla&#8221;.<br />
Per quello non mi entusiasma la formula dell&#8217;accoglienza. E&#8217; insito nel verbo &#8220;accogliere&#8221; il non trattenere. Ma una cosa così preziosa non la puoi lasciare andare. Mai.</p>
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		<title>Free at last</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 20:58:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi è un giorno speciale. Quarantatré anni fa veniva ucciso sul balcone di un hotel in Memphis Martin Luther King Jr., il reverendo protestante padre del movimento pacifista e non violento il cui obiettivo era di raggiungere la parità dei diritti della popolazione nera negli stati uniti d&#8217;America. Quanto ho vissuto di MLK è solamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è un giorno speciale. Quarantatré anni fa veniva ucciso sul balcone di un hotel in Memphis Martin Luther King Jr., il reverendo protestante padre del movimento pacifista e non violento il cui obiettivo era di raggiungere la parità dei diritti della popolazione nera negli stati uniti d&#8217;America.</p>
<div id="attachment_286" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/04/mlk.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/04/mlk-300x225.jpg" alt="MLK" title="MLK" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-286" /></a><p class="wp-caption-text">MLK</p></div>
<p>Quanto ho vissuto di MLK è solamente un ricordo tramandato, pellicole in bianco e nero, di non perfetta qualità, in cui un uomo davanti ad un fiume di persone fa la storia, urlando a tutti che ha un sogno fatto di uguaglianza, di persone che possano sedersi allo stesso tavolo e costruire un futuro migliore.<br />
Qualcuno ha tentato di spezzare questo sogno con una pallottola, ma, come spesso accade con le persone guidate da Dio, parafrasando Tiziano Terzani, quella fine è stato un immenso inizio.</p>
<p><span id="more-285"></span></p>
<p>In casa mia c&#8217;è un quadro. Lo si incontra appena aperta la porta. L&#8217;ho voluto mettere lì per vederlo appena entro, perché mi aiuti ogni giorno a capire cosa conta davvero nella vita.<br />
E&#8217; quello che si vede nella foto. E&#8217; un&#8217;elaborazione molto grezza di una foto di MLK che tiene in braccio suo figlio con di fianco il discorso che ha segnato la mia vita.<br />
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare non è &#8220;I have a dream&#8221;, sebbene ogni singola frase di quel discorso valga una vita di riflessioni.<br />
Il mio discorso preferito è stato intitolato &#8220;<em>Talmente preziosa che daresti in cambio la vita</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>Vi dico, questa mattina, che se non avete mai trovato una cosa che vi sia talmente cara e preziosa per cui dareste in cambio la vita, non siete adatti alla vita<br />
&#8230;</em>&#8221;</p>
<p>E&#8217; stato pronunciato come sermone nel periodo in cui si chiedeva ad MLK di prendere una posizione precisa nei confronti della guerra in Vietnam. Un Uomo come di MLK non poteva far finta di nulla. Oneri ed onori. Così la scelta, inevitabile, su quale atteggiamento assumere nei confronti di quel conflitto fu presa e mantenuta.</p>
<p>&#8220;<em>&#8230;<br />
Siete morti quando avete rifiutato di schierarvi dalla parte di quel che è giusto. Siete morti quando avete rifiutato di schierarvi dalla parte della verità. Siete morti quando avete rifiutato di schierarvi dalla parte della giustizia.<br />
&#8230;</em>&#8221;</p>
<p>Tutto si rifà alla parabola che appongo in fondo alla firma delle mie mail&#8230; Più o meno da quando scrivo mail. E&#8217; la parabola del mercante che va in cerca di perle preziose e trovatane una di grande valore va, vende tutti i suoi averi e la compra.<br />
E&#8217; un ideale di vita nella sua semplicità estremamente complicato.<br />
E&#8217; un ideale di coerenza che si scontra con tutti i compromessi della società di oggi (ma, guarda caso, anche di quella del 1968).<br />
E&#8217; un ideale che potrebbe metterti in enorme difficoltà in qualsiasi momento della tua vita, nel quale la scelta sarà abbassare la testa ed adeguarti oppure tenere alto lo sguardo ed assumerti le tue responsabilità.</p>
<p>Ed il rischio ci sarà sempre. Il rischio di essere fraintesi, derubati, strumentalizzati, accusati ingiustamente e poi, magari, anche uccisi.<br />
Si è cominciato con Gesù Cristo, e ce ne sono stati a vagoni di Uomini e Donne uccisi per non aver rinunciato a se stessi.<br />
Ma c&#8217;è una cosa che ho capito, e ne sono convinto ogni giorno di più: ci si può fidare di qualcuno che ha dato la propria vita per la cosa che riteneva essere più preziosa.</p>
<p>Riposa in pace, e che i tuoi sogni diventino realtà.</p>
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		<title>La ricetta per un matrimonio felice</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 20:14:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Insieme a mia moglie sto vivendo da un paio di anni parte del percorso che alcune coppie di fidanzati stanno facendo prima di sposarsi. Sono pochi incontri, in cui si cerca di presentare la vita per quello che è: una partita da giocare o se vogliamo&#8230; Un piatto da cucinare. Parlo di cucina perché in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Insieme a mia moglie sto vivendo da un paio di anni parte del percorso che alcune coppie di fidanzati stanno facendo prima di sposarsi. Sono pochi incontri, in cui si cerca di presentare la vita per quello che è: una partita da giocare o se vogliamo&#8230; Un piatto da cucinare.</p>
<div id="attachment_282" class="wp-caption alignnone" style="width: 235px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/03/ricetta.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/03/ricetta-225x300.jpg" alt="Ricetta" title="Ricetta" width="225" height="300" class="size-medium wp-image-282" /></a><p class="wp-caption-text">Ricetta</p></div>
<p>Parlo di cucina perché in uno di questi incontri salta fuori la &#8220;Ricetta per un matrimonio felice&#8221;, che ha scritto una carissima persona che stimo all&#8217;inverosimile e considero esempio in molte delle cose che faccio. Uno di quei punti di riferimento di cui dici &#8220;ecco, potessi scegliere, vorrei avere quell&#8217;espressione lì tra parecchi anni&#8221;.<br />
Fatto sta che la persona in questione ha scritto questa ricetta ed io, insieme alla mia signora ed alle altre coppie &#8220;guida&#8221;, ho sottoscritto parola per parola.</p>
<p><span id="more-278"></span></p>
<p>&#8220;<em>Il modo di cucinare, oggi è un po’ diverso da quello di un tempo.<br />
Tuttavia ci sono vecchie ricette, “quelle della nonna”, che ancora trovano gradimento. Una di queste è la:</p>
<p>Ricetta per un matrimonio D.o.c. di Luisa<br />
(datata luglio 1967 ed ancora in corso)</p>
<p>Ingredienti:<br />
Scelta irreversibile<br />
Pari dignità<br />
Reciproco rispetto e perdono<br />
Dialogo aperto e sincero<br />
Purezza di sentimenti<br />
Sguardo sempre innamorato<br />
Desiderio del bene comune<br />
Medesimo fine<br />
Accordo nella divisione dei compiti</p>
<p>Amalgamare il tutto e insaporire con abbondante gentilezza e fedeltà. Aggiungere di tanto in tanto pazienza e costanza.<br />
Regolare la fiamma dell’amore coniugale in giusta misura e mescolare frequentemente evitando che si formino grumi di contrasto e di amarezze. Irrorare più volte con buone dosi di responsabile ottimismo e fiducia.</p>
<p>Tocco finale: spolverare con la preghiera ed un pizzico d’orgoglio.<br />
Importantissimo: tenere il fuoco dell’amore sempre acceso.<br />
Dove trovare gli ingredienti: dentro la Bibbia, reparto N.T (nuovo Testamento).<br />
Difficoltà: media.<br />
Tempo di preparazione: tutta la vita.<br />
Consiglio utile: tenere lontane le tentazioni.</p>
<p>Buon appetito, anzi buon matrimonio lieto e duraturo !</em>&#8220;</p>
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		<title>Il senso della morte</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 09:31:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è addirittura una trasmissione, per quello che so, che si intitola proprio &#8220;Il senso della vita&#8221;. Che poi in fondo è quel che cercano tutti. Il senso, dagli un senso. Poi qualcuno si perde per strada e ricava le conclusioni che meglio crede: c&#8217;è quello che si droga, quello che spende tutto in gratta e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è addirittura una trasmissione, per quello che so, che si intitola proprio &#8220;Il senso della vita&#8221;. Che poi in fondo è quel che cercano tutti.<br />
Il senso, dagli un senso.<br />
Poi qualcuno si perde per strada e ricava le conclusioni che meglio crede: c&#8217;è quello che si droga, quello che spende tutto in gratta e vinci, quello che investe benevolmente tempo e fatiche, quello che vive per lavorare, quello che non può fare altro che lavorare per vivere e via dicendo.</p>
<div id="attachment_269" class="wp-caption alignnone" style="width: 210px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/03/ilsensodellamorte.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2011/03/ilsensodellamorte-200x300.jpg" alt="Talia al Ghul" title="Il senso della morte" width="200" height="300" class="size-medium wp-image-269" /></a><p class="wp-caption-text">Il senso della morte</p></div>
<p>Tutti in cerchio. Tutti a cercare il senso della vita. In conclusione, pare un casino trovarlo. E se non fosse quello il punto? Se in fondo non si trattasse di dare un senso alla vita, ma al suo esatto opposto? Perché non cercare di cambiare prospettiva? E&#8217; scientifico come approccio. Non arrivi al punto direttamente, ma partendo da un punto di vista diametralmente opposto.<br />
Qual&#8217;è dunque il senso della morte?</p>
<p><span id="more-268"></span></p>
<p>In un romanzo di <em>Isaac Asimov</em>, intitolato <em>Il sole nudo</em>, viene descritta una società utopica che vive su un pianeta chiamato <em>Solaria</em>, in cui gli abitanti, quasi totalmente scienziati, vivono un isolamento spontaneo da tutto e da tutti. Nel corso della loro evoluzione i Solariani arrivano ad aumentare la durata della propria vita in secoli agendo sulla propria genetica. Al di là dell&#8217;aspetto fantascientifico dell&#8217;opera, uno degli aspetti morali (indipendenti dalla vicenda stessa) che balza subito all&#8217;occhio è come la conseguenza diretta di una vita longeva porti naturalmente all&#8217;isolamento.<br />
Una versione di questo concetto più distorta ed emblematica è presente in un altro romanzo fantascientifico, <em>Bay City</em>, di <em>Richard K. Morgan</em>. Nella società descritta, la morte è stata addirittura annullata, mediante l&#8217;utilizzo di una pila corticale (in pratica una Sim Card), all&#8217;interno della quale è memorizzata la coscienza dell&#8217;individuo che può essere impiantata nuovamente (esatto, come la Sim di un cellulare) in un nuovo corpo. Conseguenza diretta di questa modalità di sopravvivenza è l&#8217;annullamento dei rapporti duraturi ed un distacco, quasi totale, dalle passioni e dalla cosiddetta <em>voglia di vivere</em>.<br />
Perché tutte queste citazioni? Perché sebbene questi romanzi possano solamente ipotizzare l&#8217;evoluzione e le scelte dell&#8217;umanità di fronte all&#8217;annullamento della morte, tali ipotesi sono assolutamente condivisibili.<br />
L&#8217;annullamento della morte, inevitabilmente, porterebbe ad isolamento e disfacimento dei rapporti. Quando hai di fronte a te l&#8217;eternità, quale investimento sulla tua vita puoi fare? Quale preoccupazione potrebbe attraversare la tua mente?<br />
Eccolo qua il senso. Che vita sarebbe senza morte?<br />
Quanto preziosa diventa la vita in funzione del punto interrogativo rappresentato dal domani? E&#8217; un obbligo cullarsi alla ricerca di tutto l&#8217;amore che si può ottenere da chi ti sta intorno, dalle persone che hai scelto, da coloro i quali completano il tuo mondo dandogli un senso.<br />
Un investimento. Un piacere continuo. Un senso.</p>
<p><em>Arriverà un giorno in cui non vorrò più staccarmi dal vostro abbraccio,<br />
nonostante saprò che quello è il momento di andare.<br />
Avremo le lacrime agli occhi, tutti.<br />
Capiterà di vedere il cielo nero, pieno di nuvole, pronto a piovere.<br />
Forse pioverà.<br />
Ma infine, quando sembrerà di non poterne più, arriverà una mattina assolata, con un cielo talmente terso da far male agli occhi di chi lo guarda.<br />
Quel giorno, le lacrime saranno asciugate.<br />
Quel giorno, capiremo che il nostro amore ci ha resi eterni.<br />
Quel giorno, tutto avrà un senso perché saremo uno, per sempre, come lo siamo ora.</em></p>
<p>E&#8217; l&#8217;unico modo che ho trovato per dire che a ciascun giorno basta la sua pena.</p>
<p>Buona vita.</p>
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		<title>L&#8217;ombrello rimasto chiuso</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 07:26:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Certe estati pare non voler smettere più di piovere. Ci sono periodi così: sembra quasi che uno debba pagare il conto di un luglio troppo caldo, in cui ha lavorato, subendo un agosto piovoso. Come sempre però, va fatta di necessità virtù. Così ringrazi il Signore di avere un ferragosto in cui ha piovuto solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certe estati pare non voler smettere più di piovere. Ci sono periodi così: sembra quasi che uno debba pagare il conto di un luglio troppo caldo, in cui ha lavorato, subendo un agosto piovoso. Come sempre però, va fatta di necessità virtù. Così ringrazi il Signore di avere un ferragosto in cui ha piovuto solo verso sera ed il sole, sebbene rimasto quasi nascosto dalle nuvole, non ha abbandonato del tutto il tuo cielo.</p>
<div id="attachment_239" class="wp-caption alignnone" style="width: 210px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/08/madonna.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/08/madonna-200x300.jpg" alt="Madonna" title="madonna" width="200" height="300" class="size-medium wp-image-239" /></a><p class="wp-caption-text">Madonna</p></div>
<p>E&#8217; della sera del quindici di agosto che voglio parlare, festa della madonna assunta in cielo.</p>
<p><span id="more-238"></span></p>
<p>Metà del mio cuore sta in Val Rendena, precisamente a Javré, dove il quindici di agosto, da tempo immemore, si celebra la festa dell&#8217;assunta con la processione della statua della Madonna intorno al (minuscolo) paese.<br />
Non è un evento pomposo come le processioni cittadine, è un qualcosa di umile, sincero, a cui tutti partecipano: vuoi in fila dietro la statua, vuoi alle finestre, stando bene attenti a non farsi vedere quando qualcuno volta lo sguardo in su, ma tendendo sempre l&#8217;orecchio alle note della banda che intonano canzoni dedicate alla madre di Gesù.<br />
E fa niente se nel bar poi senti usare le bestemmie come intercalare, quando passa la madonna tutti si tirano giù il cappello e la serranda è tirata giù a metà.<br />
E&#8217; sempre stato così, ci vado da quando son &#8220;bocia&#8221;, bimbo. Era un momento fisso nell&#8217;anno: mio padre mi ci portava, tenendomi la mano tutto il tempo. Io guardavo i lumini stesi intorno al percorso, facendomi trascinare, il più delle volte assonnato, fino alla parte finale in chiesa dove la celebrazione si completava con il bacio alla santa reliquia.<br />
Quest&#8217;anno avrei voluto portarci i miei figli, ma come ho scritto, il tempo è stato infame.<br />
Certe volte la natura leva tutto il romanticismo, altre volte lo regala, bisogna prendere quello che c&#8217;è, l&#8217;ho già scritto.<br />
Nel dubbio tutti mettono il becco fuori dalla finestra: &#8220;Si fa?&#8221;, &#8220;Non si fa?&#8221;, &#8220;Ah sa la ghe che l&#8217;acqua chi no se po minga notar no&#8221;.<br />
E la tentazione è stata forte: il cuscino, la camomilla, non vorrai mica andar fuori a prender freddo? Almeno così ti chiede la moglie. Ma la risposta, che forse appare un po&#8217; blasfema, non può esser che quella: &#8220;Un conto è suo figlio che camminava sulle acque, calmava le tempeste ed era anche il figlio di Dio, ma non si può mica lasciar Lei sotto l&#8217;acqua da sola!&#8221;.<br />
Così imbraccio l&#8217;ombrello ed esco, sarà una lavata, ma spesa bene.<br />
Invece nulla. Quindici minuti quindici. Non di più, non di meno, ma dal cielo nemmeno una goccia. Nostra Signora esce, benedice tutto il paese senza che piova dal cielo una goccia, poi torna al suo posto vicino all&#8217;altare. Manca solo di baciare la reliquia e si può andare a dormire, l&#8217;anno prossimo vedremo che tempo farà.<br />
Adesso può anche piovere tutta la notte.</p>
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		<title>Un pezzo di paradiso, all&#8217;improvviso</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 08:38:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le cose arrivano quando meno te l&#8217;aspetti. Ci sono momenti in cui ti sembra di fare cose &#8220;normali&#8221;, quelle che chiamiamo routine e nel bel mezzo del naturale corso di queste cose arriva la rivelazione. Con l&#8217;altra parte di me (che poi sarebbe mia moglie), abbiamo seguito un corso per prepararsi al matrimonio. In teoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le cose arrivano quando meno te l&#8217;aspetti. Ci sono momenti in cui ti sembra di fare cose &#8220;normali&#8221;, quelle che chiamiamo routine e nel bel mezzo del naturale corso di queste cose arriva la rivelazione.<br />
Con l&#8217;altra parte di me (che poi sarebbe mia moglie), abbiamo seguito un corso per prepararsi al matrimonio. In teoria dovremmo già essere preparati perché siamo sposati da più di sette anni, ma eravamo lì in veste di aiutanti sul campo.</p>
<div id="attachment_198" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/03/pertuttalavita_roberto_gazzetti.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/03/pertuttalavita_roberto_gazzetti-300x200.jpg" alt="Per tutta la vita" title="pertuttalavita_roberto_gazzetti" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-198" /></a><p class="wp-caption-text">Per tutta la vita<br />(foto di Roberto Gazzetti)</p></div>
<p>Per dimostrare che ce la si può fare ad arrivare a sette anche se tutti sembrano fermarsi a uno.</p>
<p><span id="more-193"></span></p>
<p>Tra tutti gli incontri fatti, ce n&#8217;è stato uno dedicato a persone che vivono esperienze matrimoniali &#8220;complicate&#8221;. Non per colpa loro beninteso, ma perché il destino ha deciso di giocare un po&#8217; con le loro vite.<br />
E come sempre accade in questi casi, da aiutanti siamo diventati aiutati.</p>
<p>Al centro di tutto, Cristo. E non si parla di persone che hanno tutto, anzi. Parliamo di persone che per certi versi quel &#8220;tutto&#8221; lì lo hanno perso.<br />
E allora ti astrai. Sì, per un momento vivi proprio in un&#8217;altro piano della realtà. In quel momento pensi &#8220;E se ci fossi io?&#8221;.<br />
Dico, a gestire la perdita di un figlio, a gestire una moglie che non si sveglia più. Come fai? Come ne esci?<br />
Necessità, virtù.<br />
Cazzate.<br />
Sorridere quando ti ha attraversato un dolore così grande è un piccolo miracolo. Anzi, ma quale piccolo. Un grande miracolo. Il più grande.<br />
Più grande di tutto il materialismo che permea il mondo, più grande di tutte quelle convinzioni che sono certe finché non ti svegli nel mezzo della notte, con il cuore in subbuglio, a chiederti &#8220;Che cosa sto facendo?&#8221;.<br />
Allora hai voglia a sentir sbraitare di veridicità storiche, di bigottismo, di altre cose che riempiono la bocca in modo che non dica la parola Amore. Forse Dio. Forse Cristo.</p>
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		<title>Forza, venite gente&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 20:03:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato sera ho cantato e recitato. Si trattava di un musical sulla vita di San Francesco dal titolo &#8220;Forza venite gente&#8221;. Ho fatto la parte del diavolo tentatore. Mi ci ritrovo, non fosse altro perché è la figura più trasgressiva e sopra le righe dello spettacolo. Giusto per la cronaca mia moglie faceva la parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato sera ho cantato e recitato. Si trattava di un musical sulla vita di San Francesco dal titolo &#8220;Forza venite gente&#8221;.<br />
Ho fatto la parte del diavolo tentatore. Mi ci ritrovo, non fosse altro perché è la figura più trasgressiva e sopra le righe dello spettacolo.</p>
<div id="attachment_90" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/04/fioretti.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/04/fioretti-300x200.jpg" alt="Fioretti" title="fioretti" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-90" /></a><p class="wp-caption-text">Fioretti</p></div>
<p>Giusto per la cronaca mia moglie faceva la parte della morte&#8230; Quando si dice due spiriti affini. Ma sto divagando, non era di questo che volevo scrivere. Volevo scrivere di genitori. Ancora una volta.</p>
<p><span id="more-89"></span></p>
<p>La storia di San Francesco bene o male la sanno tutti. Un uomo ricco che ad un certo punto della sua vita, come Paolo sulla via di damasco, viene folgorato dalla fede e si redime (da cosa, ci si chiede), rinuncia a tutto quello che ha, ricchezza, donna e salute per fondare un ordine religioso basato sulla povertà. Una povertà totale, senza incoerenze. Usa un sacco come vestito e chiede la carità, fino a morire in malattia, ma felice.<br />
La recita in questione mette in musica la vita di San Francesco. Il suo personaggio non parla mai, canta e basta, anzi essendo un musical, tutti cantano e basta, tranne due personaggi: una pazza (ma anche no) chiamata Cenciosa e Bernardone, che di Francesco è il padre.<br />
Ed era qui che volevo arrivare. Tra una canzone e l&#8217;altra infatti ci sono monologhi di questi due personaggi e di sicuro i più interessanti sono quelli del padre di San Francesco, che ho rivisto in chiave di genitore, dopo che dieci anni fa (quando facemmo per la prima volta lo spettacolo) li vedevo solo come figlio.<br />
I discorsi del padre sono se vogliamo scontati e si riassumono in una domanda: Perché? Mi ammazzo di fatica da una vita, cerco di darti il meglio che si può e tu scegli di rinunciare a tutto, senza nemmeno darmi spiegazioni. Perché? Perché rifiuti la via che ti sto indicando per essere felice come me? Perché a darti ragione ci sono solo i pazzi?<br />
Ah che domande. E dieci anni fa rispondevo, da figlio: lasciami vivere la mia vita.<br />
Adesso che però il genitore sei te, e la tua vita te l&#8217;hanno lasciata vivere, è giusto che tu la lasci vivere a tuo figlio anche se ti sembra che si stia distruggendo da solo?<br />
E tutto rimane appeso, fino all&#8217;ultima, fatidica domanda che il padre si fa quando ormai suo figlio è morto. Cosa me ne faccio di un figlio santo, se ormai è morto?<br />
Cosa te ne fai di un figlio che per vivere la sua vita ti ha messo da parte?<br />
Ah che domande. Sarà l&#8217;attinenza col personaggio, ma tutte queste riflessioni mi hanno fatto ripensare a sette anni fa, quando per il mio viaggio di nozze sono stato ad Assisi. Bel posto. Io e mia moglie abbiamo fatto tutte le visite di rito e poi abbiamo parlato con un frate che voleva farci una catechesi. Ci ha rinunciato quasi subito, non siamo mai stati tipi da catechesi &#8220;ora et basta&#8221; ed allora abbiamo iniziato a parlare di religione. L&#8217;argomento era Abramo che su invito del signore sacrificava il figlio. Una di quelle pagine che non ho mai concepito. Ok, il signore lo ha fermato dicevo, ma solo il concepire di uccidere il proprio figlio, io non lo farei nemmeno con una pistola puntata alla tempia (e non ero ancora padre, pensa un po&#8217;).<br />
Fu allora che il buon frate mi stupì mettendomi in difficoltà: Abramo, disse, si fidava di Dio.<br />
La fiducia. Quella che sta alla base di tutti i rapporti. Uomo e Dio. Moglie e marito. Padre e figlio.<br />
Certe volte basta solo fidarsi.<br />
Il concetto è fresco come una rosa, senza spine.</p>
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		<title>L&#8217;attesa</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 08:56:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domenica sono uscito da messa. Uno dice, cosa c&#8217;è di strano? No, niente, era per precisare che la domenica vado in chiesa con costanza da circa trentanni. A messa c&#8217;è sempre tanta gente, non diresti mai che questa è un&#8217;epoca in cui le persone si stanno allontanando dalla religione. Soprattutto bambini, che stanno percorrendo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica sono uscito da messa. Uno dice, cosa c&#8217;è di strano? No, niente, era per precisare che la domenica vado in chiesa con costanza da circa trentanni.<br />
A messa c&#8217;è sempre tanta gente, non diresti mai che questa è un&#8217;epoca in cui le persone si stanno allontanando dalla religione. Soprattutto bambini, che stanno percorrendo il cammino dei sacramenti: chi la confessione, chi la comunione, chi la cresima e chi infine la professione di fede. Sono tanti, tantissimi. Se ciascuno di questi fosse accompagnato dai propri genitori la chiesa esploderebbe.</p>
<div id="attachment_73" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/03/attesa.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/03/attesa-300x222.jpg" alt="L'attesa" title="L'attesa" width="300" height="222" class="size-medium wp-image-73" /></a><p class="wp-caption-text">L'attesa</p></div>
<p>Ok, la chiesa non esplode, ma è piena. Di bambini. E i genitori? Ah. Ecco di cosa volevo scrivere.</p>
<p><span id="more-72"></span></p>
<p>Dicevo, esco da una chiesa piena di bambini e c&#8217;è folla, più che altro di macchine, parcheggiate in doppia, tripla fila. E&#8217; qui che si consuma l&#8217;attesa. Di cosa? Semplice, del pacco. Come fosse un allenamento, come fosse la scuola. E&#8217; lo spiritualismo globalizzato. Genitori che imbracciano fieri il loro giornale e leggono, aspettando che il proprio figlio giunga da loro per dirgli magari &#8220;Sai che oggi Gesù Cristo ha parlato con una peccatrice al pozzo?&#8221; per replicare &#8220;Sì, sali in macchina che siamo dai nonni a mangiare&#8230;&#8221;.<br />
Così ti viene da pensare a quel bambino, che dentro se si chiederà come deve affrontare questa cosa della chiesa, della religione e perché no, di Dio.<br />
Sarà come un compito in classe? Generalmente a papà mica interessa cosa studio, più che altro il voto che prendo&#8230;<br />
Sarà come una partita? Generalmente a papà è contento se gioco bene&#8230;<br />
Eppure tutto intorno è uguale, mi portano, faccio quel che devo fare, e mi vengono a prendere.<br />
E&#8217; un bel grattacapo.<br />
Però mica ci puoi pensare, devi leggere il giornale. E poi ad educare tuo figlio ci pensano le maestre, l&#8217;allenatore, il prete e poi beh&#8230; La TV. Tu stai lì tranquillo, che se è una bella giornata riesci anche a prendere il sole mentre leggi, mica è come in quelle malefiche mattine invernali in cui devi tenere il motore acceso perché fuori si gela.<br />
Certo magari in chiesa farebbe più caldo, ma no. Alla fine là dentro non ci entri da che hai battezzato tuo figlio, promettendo di educarlo secondo la religione cristiana. Che belle parole ha detto il parroco quel giorno e come era bello tuo figlio, piccolo, da proteggere, non faceva neanche domande scomode tipo &#8220;Perché non vieni a messa con me?&#8221;.</p>
<p>Sospiro. Con calma. Faccio finta di non leggere che in Inghilterra, alla rete nazionale Bbc, una presentatrice senza un braccio è stata contestata dalle mamme dei piccoli spettatori, in quanto accusata di urtare la loro sensibilità. Del resto l&#8217;ho detto dall&#8217;inizio, pensavo di aver capito.</p>
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		<title>Maometto, la montagna e cosa c&#8217;è sopra&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 10:11:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche i sassi conoscono il famosissimo detto che se la montagna non va da Maometto, allora Maometto va alla montagna. E noi sulla montagna ci siamo stati. Cosa c&#8217;era sulla cima della montagna ? Una mezzaluna ? No. Una croce. Cristiana. Quella della foto si chiama &#8220;Gamba rossa&#8221; o cima Durmont, è una bassa cima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche i sassi conoscono il famosissimo detto che se la montagna non va da Maometto, allora Maometto va alla montagna. E noi sulla montagna ci siamo stati.<br />
Cosa c&#8217;era sulla cima della montagna ? Una mezzaluna ? No. Una croce. <em>Cristiana</em>.</p>
<div id="attachment_19" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/01/gambarossa.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/01/gambarossa-300x200.jpg" alt="Gamba Rossa" title="gambarossa" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-19" /></a><p class="wp-caption-text">Gamba Rossa</p></div>
<p>Quella della foto si chiama &#8220;<em>Gamba rossa</em>&#8221; o <em>cima Durmont</em>, è una bassa cima (circa 1800 metri) che si affaccia su tre valli, la più bella fra queste è la val Rendena. Si arriva in macchina al passo Durmont, che è appena sotto, e da lì si inizia a camminare.<br />
La camminata dura poco più di un&#8217;ora se si ha un buon passo, se invece non si ha un buon passo o come nel nostro caso si hanno davanti un metro e mezzo di neve, bisogna armarsi di pazienza, sacrificio e, soprattutto, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ciaspole">ciaspole</a> (che si possono noleggiare al rifugio) e tentare la scalata.</p>
<p><span id="more-18"></span></p>
<p>Ce la si fa, si fa fatica, ma ce la si fa. Un&#8217;ora e trequarti con l&#8217;andatura da pensionati ed arrivati in cima trovi una maestosa croce che si affaccia sulle tre vallate.<br />
Ne vale la pena. Anche perché ti si allarga la mente nell&#8217;immensità, a sud vedi le due montagne che inquadrano il lago d&#8217;Idro che però non si vede tanta è la nebbia che l&#8217;umidità fa salire. Pare una cascata che si rovescia di sotto. E il pensiero vaga. Al punto che quasi non ti accorgi delle quattro persone, sconosciuti, che prima di te sono arrivate in cima. Due italiani e due tedeschi. Anzi, due tedeschi e mezzo, visto che ad offrirci la birra è stato un italiano che ha quasi sessant&#8217;anni, nato in Val Rendena, che però ha passato vent&#8217;anni della sua vita in Germania.<br />
E si guardava intorno ripetendo &#8220;<em>Devi andare via per capire quante cose belle ci sono a casa tua&#8230;</em>&#8220;. E com&#8217;è vero. Ti giri a nord e vedi il Carè Alto, pensando a quanta neve ci sarà lì, poi intravedi Pinzolo e tutto pare tranquillo, pacifico.<br />
Ma il pensiero nefasto è dietro l&#8217;angolo. &#8220;<em>Finiranno per portarci via queste cose&#8230;</em>&#8221; ed uno si chiede cosa, poi guarda che il signore sta indicando la croce e continua &#8220;<em>&#8230;ed al posto ci metteranno delle mezzelune</em>&#8220;. Poi si fa il silenzio, vuoi perché pensi&#8230; Vogliono togliere le croci dalle classi perché sovrastano ed offendono la sensibilità, poi guardi in cima alla metà delle nostre cime e vedi che sono costellate da croci alte e ben visibili che si stagliano contro il cielo.<br />
Il ragionamento non fa una grinza.<br />
Eppure questa croce è tanto bella. Anche esteticamente fa la sua figura, e non dimentichiamo l&#8217;aspetto architettonico, vuoi immaginare cosa può essere sostituire la croce con una mezzaluna ? Come fai a farla stare su ? Farcela ce la fai, ma devi fare prima la fatica di arrivare sopra la cima, caricarti in spalla la tua mezzaluna, sradicare la croce e piantare, se ci riesci il nuovo simbolo.<br />
Quindi sospiri, mangi un panino con lo Speck e scatti qualche foto, ringrazi il signore per la birra e ti appresti a scendere sperando che non ti si spacchino le ciaspole (perché è una cosa che può succedere !) ed imprechi se ti si spaccano (perché è successo).<br />
Poi però, ti giri mentre stai scendendo, guardi quella croce, la saluti e pensi se è davvero una questione di croci.<br />
Io dico di no.</p>
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