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	<title>Pensavo Di Aver Capito &#187; Musica</title>
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	<description>Pensavi di aver capito ed invece non avevi capito nulla ? Non sei solo !</description>
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		<title>Sempre</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 21:48:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il concetto è sempre quello, l&#8217;ho ripetuto più volte: sul palco, giù dal palco o a casa propria. Così come ho detto questo ho sempre ripetuto che a prescindere io scelgo il palco. Per tutta una serie di ragioni, prendendo insieme oneri ed onori. In genere oneri tanti, onori pochissimi. Perché stando sul palco ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il concetto è sempre quello, l&#8217;ho ripetuto più volte: sul palco, giù dal palco o a casa propria.</p>
<div id="attachment_255" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/12/sempre.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/12/sempre-300x224.jpg" alt="Sempre" title="sempre" width="300" height="224" class="size-medium wp-image-255" /></a><p class="wp-caption-text">Sempre</p></div>
<p>Così come ho detto questo ho sempre ripetuto che a prescindere io scelgo il palco. Per tutta una serie di ragioni, prendendo insieme oneri ed onori. In genere oneri tanti, onori pochissimi. Perché stando sul palco ti esponi. Non solamente perché, evidentemente, sei di fronte a tutti, ma anche perché mostri, senza lasciar dubbi come sei fatto. Come affronti le cose, come le <em>interpreti</em>.</p>
<p><span id="more-254"></span></p>
<p>Sabato 4, giorno del recital &#8220;<a href="http://www.bluscurock.com/comments.php?y=10&#038;m=11&#038;entry=entry101118-095728">Sempre</a>&#8221; su quel palco eravamo in tanti. Non tantissimi eh, ma un bel gruppo di persone affiatate, che hanno collaborato un giorno intero nel quale tutto quello che poteva andar storto, lo ha fatto. Il tutto dopo sei mesi di prove costanti.<br />
E&#8217; andato tutto talmente storto da finire la prova generale un quarto d&#8217;ora prima che la gente iniziasse a popolare la sala.<br />
Altra cosa storta: la gente. Poca, metà di quella che ci poteva stare, e lo si sapeva. Il &#8220;ponte&#8221; sapevamo vi avrebbe fregato. Solo che era l&#8217;unica data disponibile. Vai a capire i meccanismi del comune, anzi, meglio proprio non pensarci.<br />
Così arrivati alla fine di uno spettacolo perfetto sotto tutti i punti di vista e contro ogni aspettativa, stremati dalla giornata, la domanda che ho fatto a diverse persone è stata: ma ne vale la pena?<br />
Perché va bene la soddisfazione di portare in scena qualcosa di proprio, va bene che quelli che giudicano dicono &#8220;Bello&#8221;, &#8220;Stupendo&#8221; e soprattutto &#8220;Da rifare!&#8221;. Va bene tutto, solo che alla fine, quando ti accorgi che a malapena sei rientrato nei costi un po&#8217; la voglia ti scappa. Dici anche a te stesso: ma ne vale la pena?<br />
A quel punto scatta il silenzio.<br />
Sono finiti i saluti, acquisiti i complimenti, incassate le critiche.<br />
Ti fermi, guardi Tia, Tadde, la Vale, la Fede, la Rosy, Peppinello, Claudio, poi Marco, Giovi, anche Ange, Andre, la Raffa che è più stanca di te, lo Zibi che è in trance agonistica, il Sò ed il Lore che smontano a destra e sinistra freschi come due rose, il Valle e Fabio che è meglio, molto meglio, tardi che mai e poi&#8230; Poi anche basta.<br />
Perché come altro potrebbe essere più chiara la risposta?<br />
Se ne vale la pena?<br />
Sempre. </p>
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		<title>Il concerto</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 19:57:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un dialogo scritto per un pezzo di teatro (per la cronaca &#8220;Sempre&#8221; in scena anche il 4 dicembre 2010 all&#8217;Auditorium di Rho), parlo di come, secondo il protagonista, la vita possa essere vissuta in tre modi: uno è sul palco a suonare, due è giù dal palco a ballare e tre è stare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un dialogo scritto per un pezzo di teatro (per la cronaca &#8220;Sempre&#8221; in scena anche il 4 dicembre 2010 all&#8217;Auditorium di Rho), parlo di come, secondo il protagonista, la vita possa essere vissuta in tre modi: uno è sul palco a suonare, due è giù dal palco a ballare e tre è stare a casa propria, lontano dal concerto, felici di ignorare e di essere ignorati.</p>
<div id="attachment_248" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/11/concerto.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/11/concerto-300x224.jpg" alt="Concerto" title="Concerto" width="300" height="224" class="size-medium wp-image-248" /></a><p class="wp-caption-text">Concerto</p></div>
<p>Io ho sempre optato per l&#8217;approccio uno, mi ci rispecchio, ma se suonano i Guns, ci si siede e si ascolta.</p>
<p><span id="more-247"></span></p>
<p>Nota bene: non parlerò di musica questa volta. Perché quando a 31 anni vai col Sò a vedere i Guns (per cui impazzivi a 16) di tutto si tratta, tranne che di musica.<br />
E&#8217; un turbine di cose che cambiano, un confronto immediato tra chi volevi essere e chi poi sei diventato.<br />
Inevitabile che qualcosa faccia acqua. Certo è che se il consuntivo è anche solo il 51% a favore, allora ne è valsa la pena.<br />
Ed allora pezzo dopo pezzo svisceri la vita e pensi: se Axl è cambiato tanto pur rimanendo tutto sommato lo stesso per me, allora posso permettermi di dire, senza troppe paturnie, che anche io son cambiato.<br />
Non che Axl sia l&#8217;ideale a cui mi sono ispirato, beninteso, però è un buon termine di paragone.<br />
Serve a misurare se in tutti questi anni hai perso tempo o lo hai investito in qualcosa di utile. Serve soprattutto a capire quanto sei rimasto fedele alla persona che sognavi di essere.<br />
Lo sei stato?<br />
No?<br />
Ascolta ed analizza.<br />
Perché, come ho già scritto, cambia la persona (per forza di cose), ma la sostanza DEVE rimanere quella.<br />
E così ascolti &#8220;November Rain&#8221; e ti rendi conto che sul palco non c&#8217;è Slash che fa l&#8217;assolo, o Matt alla batteria, poi Duff, Izzy e tutti gli altri: non c&#8217;è praticamente più nessuno. Tranne la sostanza, la cosa per cui tutto, presumo, è nato: la volontà di emozionare.<br />
In fondo è verosimile credere che la stessa cosa valga per il crescere (non l&#8217;invecchiare, non solo almeno) nella vita: tutto cambia, si evolve, ma la felicità si misura sempre in base a quanto fedele sei rimasto a ciò che volevi essere.<br />
Per non ritrovarsi in un qualche situazione fantascientifica nella quale l&#8217;uomo che sei viene deriso dal ragazzo che eri, che con aria sprezzante e scanzonata ti dice: tutto qui?<br />
Col cavolo.</p>
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		<title>Democrazia cinese</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 19:09:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A momenti rischiavo il patatrac. Nel senso che per un pelo mi perdevo tutto il divertimento. Tutto perché veniva quasi più facile ascoltare le voci intorno, quelli del carrozzone: basta che uno faccia una cosa diversa, inusuale, incomprensibile ai più e subito la si bolla come una cazzata, qualcosa che va disprezzato a prescindere. Uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A momenti rischiavo il patatrac. Nel senso che per un pelo mi perdevo tutto il divertimento. Tutto perché veniva quasi più facile ascoltare le voci intorno, quelli del carrozzone: basta che uno faccia una cosa diversa, inusuale, incomprensibile ai più e subito la si bolla come una cazzata, qualcosa che va disprezzato a prescindere.</p>
<div id="attachment_215" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/06/chinesedemocracy.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2010/06/chinesedemocracy-300x200.jpg" alt="Chinese Democracy" title="chinesedemocracy" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-215" /></a><p class="wp-caption-text">Chinese Democracy</p></div>
<p>Uno si chiede: con chi ce l&#8217;hai stavolta? Con nessuno, al solito. Ma parlo dei <em>Guns</em>. Di <em>Chinese Democracy</em>, l&#8217;ultimo album. Proprio quello. Quello di <em>Axl</em>.</p>
<p><span id="more-213"></span></p>
<p>Ho passato la mia adolescenza ad immaginarmi camminare in una chiesa mentre il Sò, che faceva Slash, faceva un assolo assurdo in mezzo al deserto, davanti ad una chiesetta sperduta.<br />
I Guns sono stati la colonna sonora di tutto. Per certi versi lo sono ancora: basta metter su una canzone ed è come attivare un interruttore. Tutto torna come allora, in un attimo.<br />
Poi, incredibilmente, tutto è finito. Axl non è Bono. Dopo <em>Use Your Illusion</em> non c&#8217;è stato nulla. Uno dice <em>Spaghetti Incident</em>&#8230; Ma che c&#8217;entra? Gli U2 sfornano un album ogni 2 anni da tempo, ma ripeto, Axl non è Bono.<br />
Così come la mia adolescenza, i Guns sono finiti.<br />
Qualcosa nel frattempo si mormorava. Democrazia cinese. Che roba è? Niente, una schifezza che Axl sta facendo da solo. Qualcosa peschi da Internet, ma è inascoltabile. E passa il tempo. Più o meno quindici anni. Tanto tempo. Così tanto che mi sono sposato con LA RaSca ed ho avuto due figli.<br />
Poi le voci si fanno più insistenti: esce? Esce?<br />
Cavolo è uscito.<br />
Temporeggio.<br />
Non mi sento pronto.<br />
Arriva il mio compleanno e mi regalano il vinile, doppio: Democrazia cinese. A vederlo è uno spettacolo.<br />
Aspetto che tutti escono e lo metto su.<br />
Sono perplesso, ma anche <em>Use Your Illusion</em> mi aveva fatto quell&#8217;effetto. A far diventare <em>November Rain</em> la mia canzone preferita ci ho messo anni. Ma chi la schioda più ora? E allora attendo. Assimilo. Ed ascolto intorno.<br />
&#8220;<em>Era meglio se evitava</em>&#8221;<br />
&#8220;<em>Ma non sono i Guns</em>&#8221;<br />
&#8220;<em>Non ha più la voce</em>&#8221;<br />
&#8220;<em>E&#8217; tutto elettronico</em>&#8221;<br />
Avanti così. La gente parla e magari l&#8217;album l&#8217;ha ascoltato una volta sola.<br />
Io ho continuato ad ascoltare, e ad assimilare.<br />
Che ci crediate o no, è uno spettacolo.<br />
Poi se ti aspetti Slash, Duff, Izzy o Matt, cambia disco. Questa è un&#8217;altra cosa.<br />
Trovare gli stessi Guns qui è come cercare di fare l&#8217;amore con tua moglie oggi aspettandoti che sia la stessa cosa di quando avevi diciotto anni.<br />
Non hai capito niente.</p>
<p><em>It was about saying &#8220;I won&#8217;t&#8221; when everyone else insisted, &#8220;You must.&#8221;</em><br />
(Era dire &#8220;Non voglio&#8221; quando chiunque altro insisteva, &#8220;Devi.&#8221;)</p>
<p>Lo ha scritto David Fricke di <em>Rolling Stones</em> in merito a Chinese Democracy.<br />
Pura poesia.</p>
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		<title>Jim Brickman e l&#8217;istruzione</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 08:30:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Jim Brickman è un pianista. Di quelli bravi. C&#8217;è un suo album che si intitola &#8220;Picture This&#8221; che è quanto di più ispiratore possa esistere. Chiariamo, stiamo parlando di un album di (praticamente) solo pianoforte. La voce c&#8217;è in una traccia verso la fine, ma per il resto a cantare c&#8217;è solo il pianoforte. Magari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jim_Brickman">Jim Brickman</a> è un pianista. Di quelli bravi. C&#8217;è un suo album che si intitola &#8220;Picture This&#8221; che è quanto di più ispiratore possa esistere. Chiariamo, stiamo parlando di un album di (praticamente) solo pianoforte. La voce c&#8217;è in una traccia verso la fine, ma per il resto a cantare c&#8217;è solo il pianoforte.</p>
<div id="attachment_58" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/02/brickman.jpg"><img src="http://www.pensavodiavercapito.org/wp-content/uploads/2009/02/brickman-300x200.jpg" alt="Brickman" title="Brickman" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-58" /></a><p class="wp-caption-text">Brickman</p></div>
<p>Magari in alcuni pezzi c&#8217;è un Sax con cui la partitura si scambia, o dei violini di sottofondo, ma è tutta roba lieve, a farla da padrone c&#8217;è sempre il pianoforte.<br />
Ascoltare quest&#8217;album apre la mente e per certi versi stupisce, o quantomeno stupisce gente come chi scrive che identifica la musica come qualcosa in cui sia la voce al centro di tutto.<br />
E&#8217; questione di prospettive, come sempre.</p>
<p><span id="more-57"></span></p>
<p>A scatenare la riflessione in tutto questo è però una chicca. Precisamente la traccia numero otto, che si intitola &#8220;Frere Jaques&#8221;. E sì, è proprio &#8220;Fra Martino&#8221;, proprio quello di &#8220;suona le campane, din don dan&#8221;. Perché fa riflettere ? Perché è sensazionale vedere applicato lo studio e la personalizzazione alla canzone popolare e trovarsi ad ascoltare un pezzo da sempre banalizzato, o quantomeno cantato ai bambini, e trovarlo vincente, piacevole e perché no, emozionante.<br />
Fra Martino è una canzone scolastica. Adatta all&#8217;insegnamento e alla comprensione delle note. Però sentirla suonare così tutto sembra meno che questo. E così pensi, ma perché l&#8217;istruzione non passa da queste cose ? Perché ai ragazzi anziché imporre un insegnamento non viene spiegato il metodo per trasformare qualcosa di grezzo in un diamante ? E&#8217; chiaro, un metodo serve, ma una volta acquisito questo perché imporre ? E&#8217; guardare il dito anziché la Luna.<br />
A far nascere l&#8217;interesse deve essere la prospettiva di poter creare qualcosa di grande, qualcosa che valga la pena di essere ascoltato, qualcosa che permetta di stabilire degli obiettivi. Tendere al grande, non diciamo infinito, ma al grande.<br />
Concludo.<br />
I bambini hanno il potere di spiazzarti con una frase, di farti una domanda alla quale non ti senti in grado di rispondere. Mia figlia ieri mattina, mentre ascoltavamo &#8220;Picture This&#8221;, mi ha chiesto &#8220;Mi insegni a cantare ?&#8221;. Ora, io non sono un cantante, non ho compiuto studi in materia, detto palesemente non credo di aver la competenza necessaria per &#8220;insegnare&#8221; a cantare alla mia bimba (così come a nessun altro), più che altro perché tendenzialmente vado sempre &#8220;a braccio&#8221;. E allora ho provato a dare una risposta &#8220;a braccio&#8221;. Le ho detto che prima di iniziare a cantare, bisogna iniziare ad ascoltare.<br />
E&#8217; difficile chiudere la questione con qualcuno che a sei anni vuole capire tutto del mondo, ma vederla chiudere gli occhi non replicando con altre domande e cercare di ascoltare il pianoforte, non so&#8217;, mi ha dato un senso di pace.<br />
Quasi come la conquista di una vetta.</p>
<p>Va bene, lo ammetto. E&#8217; sempre facile parlare di canto mentre si ascolta un album di solo piano.</p>
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