Archivio per marzo 2009

Scritto da pdac il mar 31

C’era una volta un giocatore di Rugby, era uno forte e piuttosto spericolato. Giocava in una squadra importante e riusciva a contribuire con costanza alle sue vittorie.
Aveva tutto: la gioventù, la prestanza fisica e tanta voglia di fare.

Cicatrice

Cicatrice

Un giorno però, quasi per caso, trovò uno specchio magico che consentiva di vedere il futuro.
Non il futuro in generale, ma solo quello relativo a se stessi. Nel dettaglio, il proprio volto.

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Scritto da pdac il mar 23

L’Irlanda ha vinto il sei nazioni di rugby. Non l’ha fatto in una maniera comune, ha fatto il “Grande Slam” che significa vincere tutte le partite del torneo, tale evento per gli Irlandesi non si verificava dal ’48, sessantuno anni fa. Pare un evento di cui bisognerebbe parlare almeno nei TG sportivi, invece nulla.
Dal 2000, anno della nascita del sei nazioni, il Grande Slam è riuscito a quattro delle sei nazioni partecipanti: Francia, Inghilterra, Galles e Irlanda. La Scozia nel sei nazioni non ha mai fatto grandi slam, ma quando il torneo si chiamava cinque nazioni, sì.

Irlanda

Irlanda

E l’Italia? Ah già, l’Italia.

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Scritto da pdac il mar 20

Domenica sono uscito da messa. Uno dice, cosa c’è di strano? No, niente, era per precisare che la domenica vado in chiesa con costanza da circa trentanni.
A messa c’è sempre tanta gente, non diresti mai che questa è un’epoca in cui le persone si stanno allontanando dalla religione. Soprattutto bambini, che stanno percorrendo il cammino dei sacramenti: chi la confessione, chi la comunione, chi la cresima e chi infine la professione di fede. Sono tanti, tantissimi. Se ciascuno di questi fosse accompagnato dai propri genitori la chiesa esploderebbe.

L'attesa

L'attesa

Ok, la chiesa non esplode, ma è piena. Di bambini. E i genitori? Ah. Ecco di cosa volevo scrivere.

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Scritto da pdac il mar 10

La borsa di Tokio ha fatto il botto, verso il basso. Non accadeva da ventisei anni, dicono. Non che sia un esperto, ma tant’è, dovunque ti giri vedi foto di facce depresse che si battono il petto e dicono che il momento non è mai stato così nero. E lo dicono al cellulare, magari quello che chiamano melafonino, che costa seicento euro, magari con un piano tariffario da più di trenta euro al mese, mentre guidano la macchina a cui hanno appena fatto il pieno e collegano l’accessorio bluetooth da trenta euro perché altrimenti guidare è pericoloso.

Salita

Salita

No, no, aspetta un attimo, c’è qualcosa che non mi torna.

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Pensavo di aver capito